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Thumbnail ROMAGNA: Allarme Patuelli su infrastrutture, “servono quelle pubbliche”

ROMAGNA: Allarme Patuelli su infrastrutture, “servono quelle pubbliche”

In Romagna lo sviluppo dell’iniziativa privata corre più veloce delle infrastrutture pubbliche. È il quadro delineato dal presidente dell’ABI Antonio Patuelli intervenuto a Rimini in occasione della presentazione del primo report dell’Osservatorio sugli investimenti promosso dalla Camera di commercio della Romagna in collaborazione con l’Università di Bologna. Secondo Patuelli il territorio esprime un’elevata vitalità economica con numerose attività e opportunità ma sconta un forte ritardo infrastrutturale che non è in grado di sostenere adeguatamente cittadini e imprese. Un divario reso evidente dall’età delle principali opere strategiche come l’autostrada la cui realizzazione risale a oltre mezzo secolo fa l’aeroporto di Rimini e San Marino operativo da più di trent’anni e una rete ferroviaria in larga parte quasi secolare sia nei collegamenti con Ravenna sia sulle direttrici verso Bologna e Ancona. Un rallentamento che secondo il presidente dell’Abi non risponde alle esigenze di un territorio dinamico e competitivo e che rischia di frenare la crescita complessiva della Romagna in un contesto in cui le infrastrutture dovrebbero procedere con maggiore rapidità per accompagnare lo sviluppo economico e sociale.

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RIMINI: Osservatorio investimenti, Romagna solida e resiliente | VIDEO

La Romagna investe con cautela, ma dimostra una solida capacità di tenuta e una visione di medio-lungo periodo. È questo uno dei messaggi centrali emersi durante la presentazione del primo Report dell’Osservatorio sugli Investimenti, tenutasi a Rimini nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio. Il progetto nasce dalla sinergia tra l’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna e il Dipartimento di Scienze Aziendali (DiSA) dell’Università di Bologna, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Fondazione, Paolo Pasini, sono intervenuti Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna, e Marco Maria Mattei, direttore della sede di Rimini del DiSA. A seguire, l’intervista ad Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, e le conclusioni del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla. I risultati del report Illustrati da Marco Maria Mattei, i dati analizzano l’evoluzione degli investimenti delle imprese dell’Emilia-Romagna nel quinquennio 2020-2024, segnato da shock eccezionali: dalla pandemia al rimbalzo del PIL nel 2021 (+8,9%), fino alla crisi energetica del 2022 e alla successiva impennata inflazionistica. Il report si basa su un dataset di oltre 500.000 osservazioni, di cui circa 84.000 riferite alle province di Forlì-Cesena e Rimini, e mostra una forte sincronia tra dinamiche regionali e locali: crescita rapida nel 2021 e contrazione nel 2022. Le imprese romagnole hanno reagito agli shock esterni negli stessi tempi e con modalità analoghe rispetto al resto dell’Emilia-Romagna. Forlì-Cesena e Rimini rappresentano circa il 16% del tessuto imprenditoriale regionale. A differenza di un’Emilia-Romagna fortemente caratterizzata dalla manifattura pesante (49% degli investimenti), la Romagna evidenzia una struttura più diversificata: manifattura: 31,6% degli investimenti, commercio: 21,6% (contro il 12% regionale), forte presenza di immobiliare e turismo. La distribuzione per dimensione d’impresa rispecchia quella regionale, con il 77% di microimprese, ma con una quota leggermente inferiore di grandi imprese (0,76% contro lo 0,95%). Piccole imprese protagoniste Se i grandi poli industriali (Bologna e Modena in testa) concentrano i volumi assoluti maggiori, le imprese romagnole si distinguono per intensità degli investimenti. In particolare, nelle province di Forlì-Cesena e Rimini sono le piccole imprese a investire di più in rapporto al proprio attivo, superando proporzionalmente le grandi aziende. Un segnale di forte impegno verso la crescita, pur con risorse più limitate. Il 2024, sulla base dei dati disponibili, sembra chiudersi con una flessione generalizzata degli investimenti. Tuttavia, Forlì-Cesena mostra una maggiore resilienza, mantenendo livelli più vicini al proprio trend storico, in controtendenza rispetto al calo più marcato dei grandi poli regionali. Un approccio prudente agli investimenti L’analisi econometrica evidenzia un comportamento differente delle imprese romagnole rispetto alla media regionale. In Emilia-Romagna, gli investimenti risultano influenzati da crescita delle vendite, redditività e leva finanziaria; a Forlì-Cesena e Rimini, invece, l’unico fattore realmente determinante è la dimensione aziendale. Un dato che suggerisce un approccio più prudente e strutturale, meno legato alle fluttuazioni di breve periodo. Infine, la rivalutazione agevolata dei beni prevista dal D.L. 104/2020 ha avuto un impatto positivo sugli investimenti, soprattutto per le imprese più grandi. In Romagna l’effetto risulta meno evidente, probabilmente a causa della minore ampiezza del campione analizzato. L’incontro pubblico ha visto una partecipazione qualificata di rappresentanti istituzionali, accademici e del mondo economico, confermando il valore di un progetto innovativo nel panorama italiano, dedicato all’analisi strutturata di una leva strategica come quella degli investimenti, oggi più che mai centrale per competitività, crescita e sviluppo.


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