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EMILIA-ROMAGNA: Morto Franco Lanzarini, sopravvissuto a eccidio Marzabotto

ATTUALITÀ - È morto a 88 anni Franco Lanzarini, uno degli ultimi sopravvissuti all’eccidio di Marzabotto. Originario di Castelfranco Emilia, Lanzarini era scampato da bambino per tre volte alla fucilazione durante la strage di Monte Sole, diventando in seguito un testimone instancabile della memoria e tra gli ispiratori della Scuola di Pace sorta sul luogo dell’eccidio. Ex vicesindaco e sindacalista, ha dedicato la sua vita a trasmettere ai più giovani il ricordo di quanto vissuto. “Eravamo al rifugio, con la mamma, per sfuggire ai nazisti, ma ci trovarono e ci schierarono in trenta davanti al plotone di esecuzione sul prato. Mi misero al muro tre volte”, raccontò in una delle sue testimonianze. L’ultima apparizione pubblica di Lanzarini risale allo scorso anno, in occasione dell’80° anniversario della strage, quando aveva stretto la mano al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presente alle commemorazioni. I funerali si terranno martedì mattina alla Gardelletta. Il sindaco di Bologna e della Città metropolitana, Matteo Lepore, ha espresso cordoglio per la scomparsa di Lanzarini: “A pochi giorni dalle celebrazioni dell’81/o anniversario dell’eccidio di Monte Sole e nel giorno della marcia Perugia-Assisi se ne è andato Franco Lanzarini, uno degli ultimi superstiti della terribile strage nazifascista che visse quando aveva solo sette anni. Per tutta la vita è stato un testimone di pace e tra i protagonisti della nascita della Scuola di Pace di Monte Sole nei primi anni 2000. La perdita di persone come Lanzarini dà a tutti noi una responsabilità in più nel trasmettere alle giovani generazioni la memoria di quello che è stato affinché non si ripeta mai più”.

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FORLÌ: Accoltellamento davanti scuola, le indagini proseguono | VIDEO

ATTUALITÀ - Proseguono le indagini della Polizia di Forlì sull’accoltellamento avvenuto sabato mattina davanti all’Istituto professionale “Ruffilli”, dove una lite tra studenti è degenerata in una rissa culminata con il ferimento di tre ragazzi. Le vittime, trasportate in ospedale, non sarebbero in gravi condizioni e sono state tutte dimesse nel giro di poche ore. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, mentre la Procura coordina gli accertamenti per chiarire la dinamica dei fatti e individuare le responsabilità. Al vaglio ci sono le testimonianze raccolte tra gli studenti e le riprese delle telecamere di sorveglianza della zona, comprese quelle installate presso la vicina sede della Guardia di Finanza in via Romanello. Secondo una prima ricostruzione, alla base della violenta lite ci sarebbe una rivalità maturata nei giorni precedenti tra due gruppi di ragazzi dello stesso istituto. Sabato mattina i giovani si sarebbero affrontati nello spazio tra la scuola e i giardini dei Musei San Domenico. Nel corso del confronto, uno degli studenti avrebbe estratto un coltello colpendo un coetaneo, mentre una ragazza, presente alla scena, sarebbe rimasta ferita in modo accidentale. La Polizia Scientifica ha recuperato l’arma, rinvenuta sotto un tombino poco distante dal luogo dell’aggressione. L’appello delle istituzioni Sull’episodio sono intervenuti i consiglieri comunali del Partito Democratico, che hanno espresso “profonda preoccupazione per un fatto grave e sintomatico di un disagio giovanile diffuso anche nella nostra città”. "Questo episodio – affermano i dem – rappresenta l’ennesimo segnale di allarme legato alla microcriminalità e ai comportamenti devianti tra i giovani. Quando la risposta arriva solo con l’intervento della Polizia, significa che si è già consumata una sconfitta educativa. È necessario rafforzare le reti educative e offrire agli adolescenti spazi di aggregazione nei quartieri più fragili". Le indagini proseguono per chiarire le cause del violento scontro e accertare eventuali responsabilità penali AGGIORNAMENTO Ci sono due indagati per la rissa. Si tratta di un 15enne e di un 19enne, sono entrambi a piede libero e dovranno rispondere dell’accusa di lesioni personali aggravate.

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BOLOGNA: Operaio 29enne muore colpito da un tornio

CRONACA - Un operaio di 29 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto in mattinata in un'azienda metalmeccanica a San Giorgio di Piano, nel Bolognese. La vittima, originaria del Bangladesh e regolarmente residente in Italia, era un dipendente della Righi Lavorazioni Meccaniche, che ha sede nella zona industriale di Stiatico. Da una prima ricostruzione, stava utilizzando un tornio quando un pezzo del macchinario gli sarebbe finito sulla testa. Dopo l'allarme dei colleghi è intervenuto il 118, ma per il giovane non c'era più nulla da fare. Sono in corso accertamenti e indagini dei carabinieri e della Medicina del lavoro dell'Ausl.

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RAVENNA: Omicidio Minguzzi, lettera del cugino, verità dopo 38 anni | VIDEO

CRONACA - A poche settimane dalla sentenza che in appello ha condannato all’ergastolo gli ex carabinieri Orazio Tasca e Angelo Del Dotto per il sequestro e l’omicidio di Pierpaolo Minguzzi, arriva una lettera intitolata "Un silenzio assordante", dal forte valore civile e umano. A scriverla è il cugino dello studente universitario e carabiniere di leva di Alfonsine, ucciso nel 1987 a soli 21 anni. La Corte d’assise d’appello di Bologna, lo scorso 24 settembre, ha ribaltato la sentenza di primo grado che nel 2022 aveva assolto tutti gli imputati, riconoscendo ora colpevoli due dei tre accusati. L’inchiesta, riaperta nel 2018 dopo la prima archiviazione del 1996, ha ricostruito il sequestro e l’uccisione del giovane, rapito al termine di una serata ad Alfonsine e gettato nel Po di Volano con una grata di metallo come zavorra. Decisiva per la condanna è stata la perizia fonica che ha attribuito a Tasca la voce delle telefonate estorsive ricevute dalla famiglia. Nella sua lettera, il cugino rievoca decenni di dolore, paura e dignità silenziosa, ricordando la forza della madre di Pierpaolo, Rosanna Liverani, oggi 92enne, che per anni ha sostenuto indagini e battaglie legali. Sottolinea come la verità sia arrivata grazie alla sua determinazione e alle possibilità economiche che le hanno consentito di riaprire il caso, denunciando al contempo il destino di molte famiglie che, pur avendo ragione, non riescono ad arrivare alla giustizia per mancanza di mezzi. La lettera diventa anche una riflessione più ampia sul rapporto tra cittadini e istituzioni, con un richiamo ai rischi di depistaggi e insabbiamenti nelle prime fasi dell’inchiesta del 1987. L’autore distingue tra chi serve lo Stato con onore e chi lo tradisce, sottolineando come il silenzio e l’omertà siano la forma più profonda di tradimento verso le istituzioni. Dopo 38 anni, la verità giudiziaria restituisce finalmente alla famiglia Minguzzi una risposta attesa per decenni e simbolica per un intero Paese.

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ROMAGNA: Indennizzi bagnini, PD diviso ma de Pascale va avanti | VIDEO

ATTUALITÀ - Non si arresta la discussione sugli indennizzi ai balneari in vista delle future aste per le concessioni demaniali. Il tema è riesploso dopo l’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale al TTG di Rimini, dove ha rilanciato l’idea di riconoscere un compenso ai concessionari uscenti che dovessero perdere la gestione della spiaggia. La proposta ha provocato la reazione di una parte del Partito Democratico riminese: sessantaquattro iscritti e militanti, tra cui l’ex vicesindaco Maurizio Melucci, hanno indirizzato una lettera al segretario regionale Luigi Tosiani contestando la posizione del governatore, giudicata improponibile e politicamente sbagliata. Nel testo si critica l’ipotesi di risarcire i concessionari utilizzando le entrate dei canoni demaniali, considerata contraria ai principi di concorrenza fissati dall’Unione europea. All’indomani della presa di posizione, De Pascale ha chiarito i contorni della sua proposta, ricordando di occuparsi della questione da oltre quindici anni e di averla sostenuta anche in passato. L’idea, ha spiegato, è quella di riconoscere un indennizzo non a carico dello Stato ma del nuovo concessionario che subentra, in modo da compensare chi, dopo anni di attività, si trova nell’impossibilità di proseguire la propria impresa. Si tratterebbe dunque di un meccanismo basato su un sovracanone a carico dell’entrante e non su fondi pubblici. Lo schema richiamerebbe peraltro una proposta del Partito Democratico risalente al 2012, che prevedeva di fissare una durata minima e massima delle concessioni e di introdurre un indennizzo corrispondente al valore commerciale dell’azienda, comprensivo di avviamento, manufatti e attrezzature, garantito da fidejussione e a carico del subentrante. Sul tema si è espressa anche Confartigianato Imprese Demaniali. Il presidente Mauro Vanni ha difeso l’impostazione della Regione, sottolineando la necessità di tutelare gli investimenti delle microimprese familiari che hanno costruito un modello economico riconosciuto a livello nazionale. Secondo l’associazione, la mancata previsione di un riconoscimento economico favorirebbe l’ingresso di grandi gruppi e realtà criminali a discapito delle imprese locali.Nel frattempo, il Comune di Rimini ha confermato la sintonia con la linea regionale e ha annunciato un nuovo incontro con gli altri Comuni costieri per condividere criteri omogenei in vista delle gare. L’amministrazione sottolinea come la competenza legislativa resti nazionale, ma riconosce alla Regione un ruolo di coordinamento e supporto per le realtà del territorio.   La partita sulle concessioni, intrecciata alla direttiva Bolkestein e ai continui rinvii normativi, si conferma uno dei nodi più complessi della stagione politica romagnola, con il Pd diviso al suo interno e le categorie determinate a difendere un comparto che resta centrale per l’economia della costa.

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