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RAVENNA: Stalking e minacce con la pistola alla ex, subito a processo

CRONACA - Il Gip del Tribunale di Ravenna ha disposto il giudizio immediato per l'operaio 38enne originario di Castellammare di Stabia (Napoli) arrestato a Ravenna, dove risiede, a inizio febbraio scorso dai carabinieri dopo avere inseguito la ex in auto e averle sfondato un finestrino dell'auto con un pugno. I militari gli avevano trovato una pistola a casa calibro 7.65, due caricatori e 15 munizioni. Il processo è stato fissato per fine maggio a meno che la difesa non faccia richiesta di rito alternativo. Dalla denuncia della ex era emerso un recente passato tra i due caratterizzato da stalking e minacce, anche di morte. Nel corso dell'udienza di convalida l'uomo aveva ammesso alcuni suoi comportamenti negativi nel contesto di una separazione tumultuosa, ma aveva precisato di non essere d'accordo con tutti i fatti riportati dalla ex. In quanto alla pistola aveva detto di averla ritrovata per caso durante il lavoro. Il Gip ne aveva disposto la custodia cautelare in carcere. Secondo quanto riferito ai militari dalla ex, la relazione era andata avanti dal 2009 al 2024. A quel punto lui avrebbe preso a minacciarla e molestarla tra le altre cose inducendola a cambiare il lavoro da barista che faceva da quasi 20 anni per gelosia. Diverse le minacce riferite a verbale: "Devi andare via da Ravenna, ti sfregio con l'acido, sei morta, devi prenderti le gocce per dormire a vita". E quando lui aveva cominciato a sospettare che lei avesse una relazione con un familiare, sempre secondo la donna, poco prima dell'arresto le aveva detto al telefono che "ci avrebbe sparato a tutti e si sarebbe ammazzato", giusto prima di uscire di casa con una pistola. L'arma è stata ritrovata grazie agli elementi forniti dalla ex agli inquirenti.

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RIMINI: Dassilva rimane in carcere, i difensori, “impugneremo”

CRONACA - Un intreccio di indizi che, considerati nel loro insieme, delineano un quadro coerente e univoco. Manca, inoltre, una pista alternativa credibile. È su queste basi che il Gip di Rimini, Vinicio Cantarini, ha deciso di respingere la richiesta di scarcerazione presentata da Louis Dassilva, 35 anni, confermando la detenzione ai 'Casetti'. Dassilva è indagato per l’omicidio di Pierina Paganelli, uccisa a coltellate il 3 ottobre 2023 in via del Ciclamino, a Rimini. Il giudice ha valutato per dieci giorni le numerose consulenze e le dichiarazioni, in particolare quelle di Manuela Bianchi, nuora della vittima ed ex amante di Dassilva, ora indagata per favoreggiamento. Le sue parole, ritenute attendibili, rappresentano il fulcro dell’ordinanza. Secondo Manuela, fu Dassilva ad avvertirla del cadavere e a istruirla su cosa dire. La sua presenza nel sotterraneo la mattina del 4 ottobre è per il giudice «provata», con una portata «ai limiti della prova logica della colpevolezza». Il gip evidenzia anche l’assenza di alternative credibili, la conoscenza dei movimenti della vittima, l’assenza di alibi da parte della moglie e un possibile movente legato al timore che Pierina rivelasse la relazione extraconiugale. Tra gli indizi, una voce maschile riconosciuta nel video delle urla e colloqui intercettati in carcere. Il giudice critica la tesi difensiva, definendola illogica e basata su pregiudizi morali. Giovedì il caso tornerà al Riesame di Bologna, dopo il rinvio deciso dalla Cassazione, per una nuova valutazione sulla permanenza in carcere. Gli avvocati difensori di Louis Dassilva, stanno valutando le impugnazioni nelle opportune sedi giudiziarie. Il che vuol dire che ci sono almeno ancora tre possibilità di scarcerazione per il senegalese detenuto.

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BOLOGNA: Strage di Suviana, l'inchiesta resta senza indagati

CRONACA - A un anno dalla tragedia nella centrale idroelettrica di Bargi, sull'invaso di Suviana, l'indagine della Procura di Bologna non ha ancora prodotto alcun indagato. È stato però formalizzato il rinnovo dell’incarico ai consulenti tecnici, firmato il 14 aprile dal procuratore aggiunto Morena Plazzi e dai pm Flavio Lazzarini e Michela Guidi. Il disastro, avvenuto il 9 aprile 2024 durante un collaudo alla turbina numero due della centrale Enel Green Power, causò la morte di sette operai. L'esplosione, verificatasi a circa 60 metri di profondità, sarebbe stata innescata da una vibrazione anomala di un alternatore da 150 tonnellate, finito fuori asse. I periti dovranno ora stabilire con precisione le cause dell'incidente, anche attraverso immersioni mirate per recuperare componenti chiave dell'impianto. La centrale è accessibile fino al quinto piano interrato; per proseguire, sarà necessario svuotare i livelli inferiori. L'inchiesta, ancora formalmente a carico di ignoti, potrebbe vedere sviluppi solo dopo che i consulenti avranno indicato quali dispositivi recuperare, dove trovarli e se le operazioni di acquisizione saranno da considerarsi irripetibili. In quel caso, potrebbero scattare i primi avvisi di garanzia. "Siamo ancora davanti a un’indagine contro ignoti – commenta l’avvocato Gabriele Bordoni, legale della famiglia di Alessandro D’Andrea, una delle vittime – ma i magistrati stanno seguendo l’iter previsto. I familiari aspettano risposte da un anno, e confidano nel lavoro dei periti".

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