EMILIA-ROMAGNA: Marelli, Bonaccini, "chiediamo certezze sul sito di Bologna"
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"Le cose che chiediamo sono quattro: la prima è di sgomberare dal campo la cessazione di attività, la seconda è che l'azienda presenti al governo un piano di reindustrializzazione del sito produttivo" e "come Regione siamo disposti a fare tutto quello che serve, come abbiamo sempre fatto anche per tante altre crisi che abbiamo spesso risolto". "La terza richiesta è di tutelare i lavoratori e le lavoratrici e la quarta è fare chiarezza sul sito di Bologna, del quale si parla troppo poco e vogliamo avere certezze". Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, rivolgendosi ai lavoratori della Marelli in presidio davanti alla Regione dove questa mattina si tiene il primo tavolo con la proprietà. Bonaccini è accompagnato dall'assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla. "Non mi interessa la politica che fa le passerelle o gli slogan senza ottenere i risultati", ha aggiunto Bonaccini. "Questa è l'Emilia-Romagna del Patto per il lavoro e per il clima" e nessuno "deve fare cassa sulla pelle di centinaia di lavoratori".
Sono arrivati in corteo in piazza Imbeni, al centro della sede della Regione Emilia-Romagna, scandendo lo slogan "Crevalcore non si tocca", i lavoratori della Marelli del polo nel bolognese che rischiano il posto di lavoro. Insieme a loro ci sono anche i dipendenti dello stabilimento di Bologna della Marelli, i delegati sindacali di Cgil, Cisl e Uil e i rappresentati della Rsu di altre grandi aziende della Motor Valley e della zona, tra cui Euroricambi, Lamborghini, Marzocchi Pompe, Giorgio Fanti Spa. I lavoratori hanno organizzato un presidio in Regione, mentre all'interno degli uffici di viale Aldo Moro è in corso un incontro con i vertici del gruppo Marelli, nel tentativo di scongiurare la chiusura dello stabilimento di Crevalcore. "Il fondo KKR, proprietario di Marelli, martedì scorso ci ha mandati via come se fossimo dei mozziconi di sigarette", dice Giuseppe Riccardi, operaio del settore fonderia dello stabilimento di Crevalcore. "Stanno giocando sporco con la nostra dignità - aggiunge - Non siamo oggetti, siamo persone che hanno dato cuore e anima per l'azienda. Ci ritroviamo qui, dinnanzi alle istituzioni, a chiedere il rispetto della nostra dignità grazie a KKR. Complimenti". Arrabbiato e preoccupato è anche Fabrizio Giancristoforo, operaio alla Marelli di Bologna nel settore power train, legato ai motori tradizionali, e delegato Uilm. "Il timore è che Marelli inizi dallo stabilimento di Crevalcore per poi chiudere anche quello di Bologna e gli altri stabilimenti in Italia", spiega.