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METEO: Piogge sparse e temperature miti in Emilia-Romagna

ATTUALITÀ - **Previsioni meteo per le città dell'Emilia-Romagna il 14 febbraio 2026** Le condizioni meteorologiche in Emilia-Romagna presentano una giornata caratterizzata da piogge sparse di varia intensità in diverse località. A Bologna, ci si aspetta una leggera pioggia accompagnata da una brezza piacevole. La temperatura media si attesta intorno ai 9 gradi, creando un'atmosfera fresca ma non eccessivamente fredda. Cesena sperimenta condizioni simili con una leggera pioggia e una temperatura media leggermente più alta, intorno ai 10 gradi, ideale per chi ama temperature miti. Ferrara, invece, è interessata da una pioggia di moderata intensità. Il vento qui si farà sentire più forte, mentre la colonnina del mercurio segna in media 8 gradi, rendendo l'utilizzo di abbigliamento impermeabile e caldo consigliato. Forlì e Modena condividono condizioni meteorologiche simili, con piogge moderate e una brezza leggera. Le temperature medie sono rispettivamente 9 e 8 gradi. Parma registra una leggera pioggia, accompagnata da una brezza leggera. Con temperature medie di 8 gradi, la giornata si prospetta fresca. Piacenza vive leggere piogge a intermittenza, con temperature intorno ai 6 gradi, la più bassa della regione, richiedendo un abbigliamento più caldo. A Ravenna, la pioggia moderata costringe a considerare l'uso di ombrelli. La temperatura media di 9 gradi, insieme alla brezza, offre un clima bilanciato. Reggio Emilia osserva piogge di media intensità e una temperatura di 7 gradi, mantenendo una leggera brezza. Infine, Rimini sperimenta rovesci leggeri con temperature miti intorno ai 10 gradi, accompagnati da una brezza. Il meteo invita all'uso di abbigliamento impermeabile e a programmare attività al chiuso per evitare il disagio delle piogge.

Thumbnail FERRARA: Sgombero grattacielo, incognita sul suo futuro | VIDEO

FERRARA: Sgombero grattacielo, incognita sul suo futuro | VIDEO

A circa un mese dall’incendio divampato in una delle sue tre torri, il grattacielo di Ferrara - struttura simbolo della città estense, a pochi passi dalla stazione - è stato completamente sgomberato per gravi carenze strutturali. Circa 500 residenti hanno dovuto lasciare le proprie case: il sindaco Alan Fabbri parla di scelta necessaria, mentre le opposizioni denunciano l’emergenza sociale. Ed ora, ci si pone domande anche sul futuro dello stabile. A 24 ore dallo sgombero, il grattacielo di Ferrara resta vuoto e circondato dal silenzio. L’edificio, nato alla fine degli anni ’50 come simbolo di modernità e divenuto negli ultimi decenni emblema di degrado urbano, è tornato al centro del dibattito politico cittadino. Tutto è iniziato l’11 gennaio, quando un incendio nella torre B ha causato una ventina di intossicati ma, fortunatamente, nessuna vittima. L’episodio ha spinto il sindaco Alan Fabbri a disporre l’evacuazione dei residenti. Nei giorni successivi, però, i controlli hanno evidenziato gravi carenze strutturali e impiantistiche anche nelle torri A e C (quest’ultima più piccola), portando all’estensione dell’ordinanza a tutto il complesso. Lo sgombero totale è avvenuto la mattina del 12 febbraio. Il primo cittadino lo ha definito un atto di responsabilità per tutelare l’incolumità pubblica, mentre le opposizioni hanno criticato la gestione dell’emergenza per il forte impatto sociale. Molti dei circa 500 abitanti, infatti, non dispongono di soluzioni abitative stabili. Nel frattempo associazioni come Caritas, Viale K e la struttura di San Bartolo si stanno mobilitando per assistere chi è rimasto senza casa, mentre resta incerto il futuro del palazzo. Secondo Fabbri, la città mette così fine a una situazione “irrecuperabile” trascinata per anni tra proroghe e progetti falliti. Dal Partito Democratico, tramite il capogruppo regionale Paolo Calvano, arriva però l’invito al Comune ad andare oltre il “minimo indispensabile” e garantire interventi di sostegno più ampi e dignitosi per la comunità coinvolta.

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EMILIA-ROMAGNA: Migranti, de Pascale, "no scontri, lavoriamo a soluzioni"

“Fra ieri sera e questa mattina ho sentito telefonicamente sia il sindaco di Bologna Lepore che il ministro Piantedosi. Due colloqui che hanno chiarito le reciproche posizioni e che spero aiutino a far ripartire il dialogo”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, intervenendo dopo aver ricevuto nel tardo pomeriggio di ieri la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla sua lettera, inviata anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e agli altri presidenti di regione, per chiedere all’esecutivo l’avvio di un confronto sui temi della sicurezza e soluzioni concrete ed efficaci frutto di un patto istituzionale con il Governo, i comuni e le amministrazioni territoriali. “Un sindaco- afferma de Pascale- non può apprendere dalla stampa cosa succederà nella sua città, un ministro ha il dovere di costruire una strategia nazionale e il diritto di trovare leale collaborazione dagli enti territoriali. Ho detto ad entrambi - sottolinea . che penso sia un errore far iniziare questo dialogo da un singolo strumento, il CPR, e circoscriverlo a una singola città, Bologna, peraltro, come tutti i capoluoghi di Regione, già gravata da tensioni e difficoltà maggiori rispetto al resto del territorio”.  In questo senso, prosegue, “avevo scritto al ministro qualche settimana fa affrontando molti temi legati alla sicurezza: dalle stazioni alla riforma della polizia locale, fino al tema, che ci preoccupa tutti, a maggior ragione dopo alcuni drammatici episodi di cronaca, della certezza della pena o dell’espulsione per soggetti socialmente pericolosi. Su questo ultimo punto, il Governo ritiene imprescindibile il potenziamento della rete dei CPR, mentre alle cittadine e ai cittadini da più parti arrivano dati e statistiche, quantomeno altrettanto autorevoli, che ne dimostrerebbero la sostanziale inefficacia e disumanità, oltre che la genericità dello strumento che si rivolgerebbe sia a soggetti pericolosi che a soggetti che non hanno mai commesso reati”. Peraltro, “le responsabilità di questi problemi in nessun modo possono essere attribuite in via esclusiva a questo Governo, ma sarebbero le stesse sin dalla loro istituzione nel 1998, dovute alla legge Turco-Napolitano, e meriterebbero un’analisi puntuale e seria, prima di qualsiasi decisione in tal senso”.  “Il punto per me- chiude quindi de Pascale-, rispetto a temi delicati ma purtroppo difficilmente eludibili, come espulsioni coattive e correlata detenzione amministrativa, non deve essere ‘CPR sì’ o ‘CPR mai in Emilia-Romagna’, ma confrontarsi per costruire una strategia condivisa, senza veti o forzature, anche partendo legittimamente da posizioni diverse”.


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