FERRARA: Sgombero grattacielo, incognita sul suo futuro | VIDEO
A circa un mese dall’incendio divampato in una delle sue tre torri, il grattacielo di Ferrara - struttura simbolo della città estense, a pochi passi dalla stazione - è stato completamente sgomberato per gravi carenze strutturali. Circa 500 residenti hanno dovuto lasciare le proprie case: il sindaco Alan Fabbri parla di scelta necessaria, mentre le opposizioni denunciano l’emergenza sociale. Ed ora, ci si pone domande anche sul futuro dello stabile. A 24 ore dallo sgombero, il grattacielo di Ferrara resta vuoto e circondato dal silenzio. L’edificio, nato alla fine degli anni ’50 come simbolo di modernità e divenuto negli ultimi decenni emblema di degrado urbano, è tornato al centro del dibattito politico cittadino. Tutto è iniziato l’11 gennaio, quando un incendio nella torre B ha causato una ventina di intossicati ma, fortunatamente, nessuna vittima. L’episodio ha spinto il sindaco Alan Fabbri a disporre l’evacuazione dei residenti. Nei giorni successivi, però, i controlli hanno evidenziato gravi carenze strutturali e impiantistiche anche nelle torri A e C (quest’ultima più piccola), portando all’estensione dell’ordinanza a tutto il complesso. Lo sgombero totale è avvenuto la mattina del 12 febbraio. Il primo cittadino lo ha definito un atto di responsabilità per tutelare l’incolumità pubblica, mentre le opposizioni hanno criticato la gestione dell’emergenza per il forte impatto sociale. Molti dei circa 500 abitanti, infatti, non dispongono di soluzioni abitative stabili. Nel frattempo associazioni come Caritas, Viale K e la struttura di San Bartolo si stanno mobilitando per assistere chi è rimasto senza casa, mentre resta incerto il futuro del palazzo. Secondo Fabbri, la città mette così fine a una situazione “irrecuperabile” trascinata per anni tra proroghe e progetti falliti. Dal Partito Democratico, tramite il capogruppo regionale Paolo Calvano, arriva però l’invito al Comune ad andare oltre il “minimo indispensabile” e garantire interventi di sostegno più ampi e dignitosi per la comunità coinvolta.