CESENA: Trevi, scontro tra Webuild e Icop, esposti alla Consob | VIDEO
È una guerra a colpi di offerte pubbliche, acquisti sul mercato ed esposti alla Consob quella che si sta consumando attorno a Trevi Finanziaria Industriale, il gruppo di Cesena specializzato nell’ingegneria del sottosuolo. La partita vede contrapposte Webuild e ICOP. La prima ha promosso un’OPA volontaria totalitaria in contanti, mentre la società friulana ha lanciato un’OPS concorrente, offrendo agli azionisti Trevi azioni ICOP. L’OPA di Webuild, autorizzata dalla Consob, è in corso dal 28 settembre e si concluderà il 20 novembre 2026. Ma nelle ultime settimane lo scontro si è ulteriormente acceso. ICOP ha infatti presentato un esposto alla Consob contro Webuild, contestando alcune comunicazioni diffuse il 2 e 3 ottobre e una successiva campagna pubblicitaria pubblicata su alcuni dei principali quotidiani nazionali. Secondo ICOP, i messaggi diffusi dal gruppo concorrente presenterebbero criticità sotto il profilo della correttezza, della completezza e della trasparenza dell’informazione al mercato. Il punto centrale della contestazione riguarda il valore attribuito all’OPS. Webuild avrebbe indicato in circa 3 euro e 40 il cosiddetto valore reale dell’offerta di ICOP. Una valutazione che la società friulana considera fuorviante. Secondo ICOP, infatti, il controvalore implicito dell’OPS sarebbe pari a 5 euro e 16,5 centesimi per azione Trevi, calcolato sulla base del rapporto di concambio previsto dall’offerta: 0,165 azioni ICOP per ogni azione Trevi, valorizzate sulla base del prezzo ufficiale di ICOP del 26 giugno 2026, prima degli sviluppi della contesa. Per ICOP, quindi, non sarebbe corretto mettere direttamente a confronto i 4 euro e 50 centesimi in contanti dell’OPA Webuild con i 3 euro e 40 centesimi indicati dalla stessa Webuild come valore dell’OPS concorrente. Una posizione che, secondo la società friulana, sarebbe diventata ancora più significativa dopo un’operazione realizzata dalla stessa Webuild. Il gruppo guidato da Webuild ha infatti acquistato sul mercato pacchetti di azioni Trevi da alcuni investitori, arrivando a rafforzare progressivamente la propria partecipazione. Tra le operazioni, anche un acquisto effettuato al prezzo di 5 euro e 16,5 centesimi per azione. Un valore esattamente coincidente, sottolinea ICOP, con il controvalore implicito attribuito alla propria OPS. L’acquisto avrebbe inoltre fatto scattare l’adeguamento del prezzo dell’OPA Webuild allo stesso livello, portando il corrispettivo dell’offerta a 5 euro e 16,5 centesimi per azione per gli azionisti che aderiranno. Ma le contestazioni di ICOP non si fermano alla valorizzazione delle offerte. Nell’esposto vengono chiamati in causa anche i dati relativi alla liquidità del titolo, ai multipli di valutazione, all’indebitamento e al piano industriale di Trevi. Secondo ICOP, nelle comunicazioni di Webuild sarebbero stati enfatizzati soprattutto gli elementi negativi, senza fornire una rappresentazione altrettanto completa dei fattori che hanno determinato l’evoluzione dei conti del gruppo. Tra questi, ICOP cita le acquisizioni di Atlantic GeoConstruction Holdings, la società AGH, e di Palingeo, oltre agli investimenti nello sviluppo della tecnologia RoboGO. Operazioni che, secondo la società friulana, devono essere considerate nel valutare l’aumento dell’indebitamento registrato al 30 giugno 2026. ICOP sottolinea inoltre la crescita del gruppo, con ricavi ed EBITDA più che raddoppiati nel periodo considerato. Nell’esposto viene poi segnalata un’altra circostanza. Già il 30 settembre, sostiene ICOP, sarebbero comparsi sulla stampa articoli apparentemente di natura redazionale contenenti dati, argomentazioni e conclusioni in parte coincidenti con quelli successivamente utilizzati da Webuild nelle proprie comunicazioni. Anche su questo punto la società chiede alla Consob di verificare eventuali profili di natura promozionale e la correttezza dell’informazione al mercato. Webuild, dal canto suo, ha respinto le contestazioni e ha difeso la correttezza della propria condotta e delle valutazioni effettuate sulla base di dati pubblici. La società ha a sua volta presentato un esposto alla Consob, in particolare in relazione alle operazioni e al rilancio dell’offerta da parte di ICOP. ICOP replica sostenendo di aver agito nel pieno rispetto della normativa e della delega ricevuta dall’assemblea degli azionisti del 28 luglio 2026, ai sensi dell’articolo 2443 del Codice civile. La contesa, dunque, non riguarda più soltanto il prezzo delle azioni e la convenienza delle due offerte. È diventata anche una battaglia sulla comunicazione al mercato e sulla corretta rappresentazione del valore industriale e finanziario di Trevi. La decisione finale spetterà agli azionisti, chiamati a valutare le due proposte, mentre la Consob dovrà esaminare gli esposti e verificare la correttezza delle comunicazioni diffuse durante una delle più accese operazioni di mercato degli ultimi mesi.