13 DICEMBRE 2025

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13 DICEMBRE 2025 - 09:58


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RIMINI: Osservatorio investimenti, Romagna solida e resiliente | VIDEO

La Romagna investe con cautela, ma dimostra una solida capacità di tenuta e una visione di medio-lungo periodo. È questo uno dei messaggi centrali emersi durante la presentazione del primo Report dell’Osservatorio sugli Investimenti, tenutasi a Rimini nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio.

Il progetto nasce dalla sinergia tra l’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna e il Dipartimento di Scienze Aziendali (DiSA) dell’Università di Bologna, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Fondazione, Paolo Pasini, sono intervenuti Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna, e Marco Maria Mattei, direttore della sede di Rimini del DiSA. A seguire, l’intervista ad Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, e le conclusioni del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla.

I risultati del report

Illustrati da Marco Maria Mattei, i dati analizzano l’evoluzione degli investimenti delle imprese dell’Emilia-Romagna nel quinquennio 2020-2024, segnato da shock eccezionali: dalla pandemia al rimbalzo del PIL nel 2021 (+8,9%), fino alla crisi energetica del 2022 e alla successiva impennata inflazionistica. Il report si basa su un dataset di oltre 500.000 osservazioni, di cui circa 84.000 riferite alle province di Forlì-Cesena e Rimini, e mostra una forte sincronia tra dinamiche regionali e locali: crescita rapida nel 2021 e contrazione nel 2022. Le imprese romagnole hanno reagito agli shock esterni negli stessi tempi e con modalità analoghe rispetto al resto dell’Emilia-Romagna. Forlì-Cesena e Rimini rappresentano circa il 16% del tessuto imprenditoriale regionale. A differenza di un’Emilia-Romagna fortemente caratterizzata dalla manifattura pesante (49% degli investimenti), la Romagna evidenzia una struttura più diversificata: manifattura: 31,6% degli investimenti, commercio: 21,6% (contro il 12% regionale), forte presenza di immobiliare e turismo. La distribuzione per dimensione d’impresa rispecchia quella regionale, con il 77% di microimprese, ma con una quota leggermente inferiore di grandi imprese (0,76% contro lo 0,95%).

Piccole imprese protagoniste

Se i grandi poli industriali (Bologna e Modena in testa) concentrano i volumi assoluti maggiori, le imprese romagnole si distinguono per intensità degli investimenti. In particolare, nelle province di Forlì-Cesena e Rimini sono le piccole imprese a investire di più in rapporto al proprio attivo, superando proporzionalmente le grandi aziende. Un segnale di forte impegno verso la crescita, pur con risorse più limitate. Il 2024, sulla base dei dati disponibili, sembra chiudersi con una flessione generalizzata degli investimenti. Tuttavia, Forlì-Cesena mostra una maggiore resilienza, mantenendo livelli più vicini al proprio trend storico, in controtendenza rispetto al calo più marcato dei grandi poli regionali.

Un approccio prudente agli investimenti

L’analisi econometrica evidenzia un comportamento differente delle imprese romagnole rispetto alla media regionale. In Emilia-Romagna, gli investimenti risultano influenzati da crescita delle vendite, redditività e leva finanziaria; a Forlì-Cesena e Rimini, invece, l’unico fattore realmente determinante è la dimensione aziendale. Un dato che suggerisce un approccio più prudente e strutturale, meno legato alle fluttuazioni di breve periodo. Infine, la rivalutazione agevolata dei beni prevista dal D.L. 104/2020 ha avuto un impatto positivo sugli investimenti, soprattutto per le imprese più grandi. In Romagna l’effetto risulta meno evidente, probabilmente a causa della minore ampiezza del campione analizzato.

L’incontro pubblico ha visto una partecipazione qualificata di rappresentanti istituzionali, accademici e del mondo economico, confermando il valore di un progetto innovativo nel panorama italiano, dedicato all’analisi strutturata di una leva strategica come quella degli investimenti, oggi più che mai centrale per competitività, crescita e sviluppo.

 




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EMILIA-ROMAGNA: Moda in crisi, calano produzione ed export

In Emilia-Romagna, sulla base del Rapporto di Unioncamere, i numeri attestano un calo della produzione nella moda del 4% nel 2025. Inoltre, Confartigianato rileva che nei primi sei mesi del 2025 si è registrata una flessione del -6,9% delle esportazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (contro un -3,8% a livello nazionale). Sono alcuni dei dati emersi durante il Tavolo regionale permanente della moda, a Bologna, riunito dal vicepresidente con delega allo sviluppo economico, Vincenzo Colla. Per sostenere il comparto, la Regione ha confermato un pacchetto di interventi massiccio. Nel 2025 sono stati finanziati 38 progetti con oltre 2,3 milioni di euro di contributi, a cui si aggiungono 2 milioni per la formazione (Fse+). Per il 2026 è già stata annunciata la seconda edizione del bando 'Step' per investimenti e ricerca, con tre finestre temporali e una dotazione complessiva di 45 milioni di euro. Nonostante le difficoltà, alcune province tengono sul fronte export: Reggio Emilia tocca un +7,1% nel primo semestre 2025 sull'anno precedente e Bologna un +5,1%: insieme valgono oltre la metà della moda regionale. Cali a doppia cifra, invece, per Piacenza (-23%), Ferrara (-19,5%), Rimini (-16,8%) e Modena (-15,4%). Nel terzo trimestre del 2025, inoltre, in Emilia-Romagna si sono registrate 67 cessazioni di imprese del settore, di cui 63 artigiane. Le provincia più colpite è Modena, con 26 cessazioni. "Non ci nascondiamo che il quadro sia complesso - ha detto Colla - perché gli ammortizzatori sociali, a cui hanno fatto ampio ricorso molte aziende, sia industriali che artigianali si stanno esaurendo. Inoltre, la crisi fino a pochi mesi fa era limitata alle piccole imprese artigiane, ora colpisce anche alcuni grandi marchi storici".