21 NOVEMBRE 2025

15:26

NOTIZIA DI ECONOMIA

DI

990 visualizzazioni


21 NOVEMBRE 2025 - 15:26


NOTIZIA DI ECONOMIA

DI

990 visualizzazioni



EMILIA-ROMAGNA: Via alla manovra da 14 miliardi, più soldi per sanità | VIDEO

Approvata la manovra finanziaria regionale che mantiene gli stanziamenti nonostante i tagli nazionali. Il presidente De Pascale assicura: “nel 2026 ci sarà il pareggio di bilancio sulla sanità”.

 

La giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato il bilancio 2026-2028, una manovra che – come precisato dal presidente de Pascale – deve fare i conti con i minori trasferimenti statali. La programmazione complessiva fa affidamento su 14,3 miliardi di euro, di cui 10 miliardi e mezzo destinati alla sanità.

"Sulla sanità spesso girano dei numeri che non corrispondono a realtà: le risorse vengono trasferite alle aziende sanitarie in diverse tranche nel corso dell'anno, quindi i conti si fanno alla fine, a consuntivo. Noi abbiamo chiuso il 2024 con uno squilibrio di bilancio e il nostro obiettivo nel 2026 è tornare a pareggio", ha detto il presidente, specificando che "mai siamo arrivati a cifre di 650 milioni di buco, come qualcuno ha detto: sono numeri campati assolutamente per aria". Entro il 2026, ha ribadito, "arriveremo alla stabilità totale dei conti e potremo potenziare all'efficientamento delle prestazioni per i cittadini". Il governatore ritorna anche sul tema della mobilità sanitaria, precisando che la sfida ora è dare prestazioni migliori.

Avviata, poi, la riduzione dell’aliquota Irpef applicata al terzo scaglione di reddito, che dal primo gennaio passerà dall’1,7 all’1,55% con un’ulteriore discesa all’1,4% nel 2027. Invariata la maggiorazione per i redditi sopra i 50 mila euro. Previste maggiori entrate fiscali per circa 400 milioni di euro.

“In un momento complesso per il Paese, che registra un andamento del Pil vicino allo zero, il bilancio dello Stato, per esplicita ammissione del Governo, rinuncia alla crescita - aggiungono de Pascale e l’assessore regionale al Bilancio, Davide Baruffi -. La manovra regionale si pone invece obbiettivi ambiziosi. In un quadro condizionato negativamente da conflitti armati, tensioni geopolitiche che si vanno moltiplicando e dal deterioramento delle relazioni commerciali a partire dai ‘dazi’, puntiamo decisamente a sostenere la crescita dell’intero sistema regionale e a garantire i diritti delle persone, a partire da quelli alla salute, alla casa e all’assistenza”.




ALTRE NOTIZIE DI ECONOMIA

EMILIA-ROMAGNA: Moda in crisi, calano produzione ed export

In Emilia-Romagna, sulla base del Rapporto di Unioncamere, i numeri attestano un calo della produzione nella moda del 4% nel 2025. Inoltre, Confartigianato rileva che nei primi sei mesi del 2025 si è registrata una flessione del -6,9% delle esportazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (contro un -3,8% a livello nazionale). Sono alcuni dei dati emersi durante il Tavolo regionale permanente della moda, a Bologna, riunito dal vicepresidente con delega allo sviluppo economico, Vincenzo Colla. Per sostenere il comparto, la Regione ha confermato un pacchetto di interventi massiccio. Nel 2025 sono stati finanziati 38 progetti con oltre 2,3 milioni di euro di contributi, a cui si aggiungono 2 milioni per la formazione (Fse+). Per il 2026 è già stata annunciata la seconda edizione del bando 'Step' per investimenti e ricerca, con tre finestre temporali e una dotazione complessiva di 45 milioni di euro. Nonostante le difficoltà, alcune province tengono sul fronte export: Reggio Emilia tocca un +7,1% nel primo semestre 2025 sull'anno precedente e Bologna un +5,1%: insieme valgono oltre la metà della moda regionale. Cali a doppia cifra, invece, per Piacenza (-23%), Ferrara (-19,5%), Rimini (-16,8%) e Modena (-15,4%). Nel terzo trimestre del 2025, inoltre, in Emilia-Romagna si sono registrate 67 cessazioni di imprese del settore, di cui 63 artigiane. Le provincia più colpite è Modena, con 26 cessazioni. "Non ci nascondiamo che il quadro sia complesso - ha detto Colla - perché gli ammortizzatori sociali, a cui hanno fatto ampio ricorso molte aziende, sia industriali che artigianali si stanno esaurendo. Inoltre, la crisi fino a pochi mesi fa era limitata alle piccole imprese artigiane, ora colpisce anche alcuni grandi marchi storici".