14 GIUGNO 2024

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NOTIZIA DI ECONOMIA

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14 GIUGNO 2024 - 09:22


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EMILIA-ROMAGNA: Rallentamento dell'economia nel 2023, bene meccanica e costruzioni | VIDEO

Nella sede della Banca d’Italia di Bologna sono stati presentati i dati relativi all’andamento dell’economia in regione per il 2023. Crescono alcuni settori a discapito di altri: ad influire il commercio estero e i conflitti gepolitici.

Un rallentamento nel 2023 per l’economia dell’Emilia Romagna rispetto ai due anni precedenti. Nonostante la crescita dell’1,1%, ad incidere sono state le attività che hanno ridotto il loro operato durante la pandemia, le tensione geopolitiche che hanno influenzato il commercio mondiale e l’inflazione. Per i settori bene quello dei servizi, della meccanica e delle costruzioni, grazie al Pnrr e al Superbonus: in difficoltà il settore manifatturiero, complice il commercio estero e l’agricoltura a causa del cambiamento climatico e dell’alluvione. Un dato positivo il rafforzamento della situazione patrimoniale delle aziende in regione, che fa auspicare una piccola e lenta crescita anche per il 2024.




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L’Emilia-Romagna è tra le regioni che traineranno il Pil nazionale nel 2024 assieme a Lombardia e Veneto. Queste tre regioni assieme producono, infatti, il 41% del Pil nazionale, il 53% dell’export italiano e contengono il 33% dell’intera popolazione del Paese. Le previsioni di crescita sono state elaborate dall’Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia e indicano che la Lombardia dovrebbe crescere dello 0,95% nell’anno in corso, l’Emilia-Romagna dello 0,86% e il Veneto dello 0,80%. Sebbene questo risultato sia positivo, l’impatto sull’economia nazionale sarà, però, molto contenuto. Benché le differenze tra le regioni siano “millimetriche”, la divisione tra Nord e Sud in termini di aumento del Pil reale per l’anno in corso è molto evidente. Secondo la Banca d’Italia, nel 2024 la crescita dell’Italia sarà limitata e sostenuta principalmente dal buon andamento di alcuni settori: servizi, turismo e export. L’industria, invece, affronterà un significativo ridimensionamento, in particolare nei settori della moda, dell’automotive e della metallurgia. L’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA ha analizzato anche la crescita del valore aggiunto reale delle 107 province italiane. Al vertice della classifica nazionale troviamo Milano, con una crescita stimata dell’1,14%. Seguono Pavia con +1,01%, Vicenza con +0,98% e Bologna con +0,95%.