8 APRILE 2016

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8 APRILE 2016 - 11:31


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EMILIA ROMAGNA: Situazione aziende cerealicole, l'allarme di Confagricoltura

L'Emilia-Romagna non è più il 'granaio d'Italia'. L'allarme è di Confagricoltura Emilia-Romagna, fortemente preoccupata per la situazione di difficoltà in cui operano le aziende cerealicole della regione. La superficie coltivata a grano tenero in regione - spiega una nota - è passata da 151.848 a 136.084 ettari nel periodo 2014-2015 e stando ai piani colturali 2016 si avrà un ulteriore calo del 15%; se poi spostiamo l'attenzione sul mais, il crollo in dieci anni è allarmante: da 112.515 nel 2006 a 77.497 ettari nel 2015 e quest'anno si presume una riduzione del 10%.  "Da troppo tempo - osserva Enrico Gambi, presidente della Sezione cerealicola di Confagri regionale, chiedendo misure urgenti - le quotazioni dei frumenti, siano essi teneri o duri, sono vicine ai minimi, per non parlare della disastrosa situazione della maiscoltura, dove si produce ormai in perdita, dato che al prezzo non remunerativo si aggiungono le problematiche causate dal clima e ricorrenti ormai da anni".  In questo contesto Confagricoltura Emilia-Romagna evidenzia che, in mancanza di soluzioni agronomiche innovative la sopravvivenza della cerealicoltura è messa a dura prova, richiamando l'attenzione su "azioni già da tempo invocate, come ad esempio una maggiore programmazione delle semine a livello nazionale da inserire in accordi di filiera e da gestire nell'ambito di tavoli interprofessionali di settore". Secondo Confagri sarà comunque molto difficile rimediare alle cause che hanno portato in soli 10 anni alla riduzione della superficie italiana di mais da 1.100.000 nel 2006 a 730.000 ettari nel 2015, con danni enormi per l'economia agricola anche per la mancata chiarezza sull'effettivo coinvolgimento degli agricoltori nella determinazione del prezzo dei cereali e attende dal Mipaaf un segnale per la definizione del decreto attuativo che introdurrà il nuovo sistema delle Cun (Commissioni Uniche Nazionali).




ALTRE NOTIZIE DI ECONOMIA

EMILIA-ROMAGNA: L'economia rallenta e la produzione cala di oltre il 3%

Bilancio negativo nel primo trimestre del 2024 per l'industria manifatturiera in Emilia-Romagna. Unioncamere e Confindustria, insieme a Intesa San Paolo, hanno presentato la consueta indagine congiunturale a Bologna L'industria e quindi anche l'economia regionale rallenta. Fra gennaio e marzo le piccole e medie imprese hanno diminuito la produzione del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il fatturato si è contratto del 3,5%. E' quanto emerge dall'Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera dell’Emilia-Romagna realizzata in collaborazione tra Unioncamere e Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo e presentata a Bologna. Gli ordini complessivi calano del 2.1%. Soffrono soprattutto le piccole imprese che impiegano fino a nove dipendenti, per le quali mediamente la produzione diminuisce del 4,7% ma, contrariamente a quanto avvenuto nel 2023, rallenta anche la produzione delle imprese medio grandi, scesa del 2,8%. Le ore di cassa integrazione sono aumentate del 69%, a conferma dell'atteggiamento di prudenza e preoccupazione delle aziende. "Per un’economia così competitiva nel mondo come quella della nostra regione - ha commentato Valerio Veronesi, presidente Unioncamere Bologna -, i primi mesi dell’anno hanno registrato, in quasi tutti i settori, il rallentamento nel 2023 dei mercati internazionali. L’impatto è stato più importante per le imprese di piccola dimensione. La consapevolezza degli imprenditori sugli scenari della nuova globalizzazione va affiancata con politiche per favorire la crescita dimensionale e l’investimento in innovazione. "Rallenta il ritmo di espansione dell’economia - ha spiegato Alessandro Malvolti, delegato Confindustria Emilia-Romagna per l’internazionalizzazione -. L’industria regionale resta solida in un contesto molto incerto, in attesa di una ripresa della domanda mondiale, del rientro dell’inflazione e una discesa dei tassi di interesse. Occorre accelerare il piano 'Transizione 5.0' per dare una spinta agli investimenti". "I prestiti all’industria hanno tenuto meglio che nel resto d’Italia, riducendosi in misura minore e mostrando un assestamento del trend. I depositi delle imprese sono tornati in crescita e resta alto il grado di liquidità, a conferma del rafforzamento finanziario conseguito nel tempo" ha sottolineato, infine, Alessandra Florio, direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche Intesa Sanpaolo.