5 NOVEMBRE 2015

15:48

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5 NOVEMBRE 2015 - 15:48


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RAVENNA: Porto, dati altalenanti ma buoni - VIDEO

Nel corso degli ultimi mesi è stato altalenante il traffico delle merci nel porto di Ravenna e in particolare da gennaio a settembre si è registrato un calo dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. Gli sbarchi si sono attestati a quasi 16milioni di tonnellate  mentre gli imbarchi si sono fermati a poco più di due milioni e 700mila tonnellate. In calo il numero delle navi con  2.103 attracchi contro i 2.364 dello scorso anno. Aumento del 3,3% delle merci secche mentre le rinfuse liquide hanno fatto registrare una flessione del 4,9%.  L’incremento in valore assoluto più evidente è per i prodotti metallurgici che hanno registrato una crescita dell’11,9%, quasi tutti coils provenienti da Cina, Italia, Russia e Iran. Flessione invece del 12% per il comparto agroalimentare e i  cali più significativi hanno riguardato le farine di soia e girasole provenienti soprattutto da Argentina, Brasile, Russia e Ucraina. In aumento invece il frumento proveniente in buona parte da Ucraina, USA e Canada. Positivo il segno per il traffico container che ha segnato un aumento di oltre il 10 %  rispetto all’anno precedente. In calo, invece, il traffico di nuove autovetture che con 18.255 pezzi movimentati.  Soddisfazione è stata espressa dal Presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna, Galliano Di Marco,  che ha sottolineato  come nel triennio dal 2013 al 2015 il Porto abbia mostrato una crescita generalizzata in tutti i settori chiave, con esclusione delle crociere.




ALTRE NOTIZIE DI ECONOMIA

EMILIA-ROMAGNA: Carovita, Rimini tra le più costose in Italia | VIDEO

L’Emilia Romagna è tra le aree più colpite dall’aumento del costo della vita nel 2025, secondo la classifica elaborata dall’Unione Nazionale Consumatori sui dati dell’inflazione media annua diffusi dall’Istat. A trainare la regione è Rimini che si colloca al terzo posto assoluto tra le città più care d’Italia: con un’inflazione del 2,2 per cento la spesa aggiuntiva per una famiglia tipo supera i 600 euro annui, attestandosi a 606 euro rispetto al 2024. Il dato riminese assume un peso particolare perché colloca un capoluogo emiliano-romagnolo sul podio nazionale nonostante un tasso di inflazione non il più elevato in termini percentuali. A incidere è il livello complessivo dei prezzi e dei consumi che trasforma l’aumento percentuale in una stangata concreta per i bilanci familiari. Nel quadro regionale, l’Emilia Romagna si colloca al nono posto tra le regioni più care del 2025, inserendosi nel gruppo delle aree del Centro-Nord dove l’impatto dell’inflazione si traduce in rincari consistenti, soprattutto nei territori a forte vocazione turistica e commerciale. Il confronto con le città più virtuose del Sud, dove l’aggravio resta sotto i 250 euro annui, evidenzia un divario sempre più marcato nel costo della vita che penalizza in particolare le famiglie emiliano-romagnole a reddito medio, già alle prese con l’aumento delle spese per casa, servizi e beni di consumo.