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RIMINI: Uccise Vigile del Fuoco fuori dalla discoteca, buttafuori resta in carcere

Resta in carcere il buttafuori che nel giugno 2023 ha ucciso durante una rissa fuori da una discoteca a Rimini il vigile del fuoco Giuseppe Tucci. I giudici hanno rifiutato la richiesta degli arresti domiciliari «Una evidente incapacità di autocontenimento unita a una indole aggressiva e violenta»: queste le motivazioni del Tribunale del Riesame di Rimini che ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Klajdi Mjeshtri, il buttafuori 31enne condannato in via definitiva a dieci anni di carcere per l’omicidio del vigile del fuoco Giuseppe Tucci. I giudici hanno ritenuto che le esigenze cautelari siano rimaste immutate, sottolineando come Mjeshtri abbia agito in modo impulsivo e violento la notte del 12 giugno 2023 fuori dalla discoteca Frontemare, rincorrendo e colpendo la vittima nonostante fosse tenuta sotto controllo dagli altri addetti alla sicurezza. A pesare sulla decisione anche precedenti episodi emersi nel corso delle dichiarazioni rese dall’imputato, dai quali risulterebbe che Mjeshtri aveva già colpito al volto un’altra persona in una diversa discoteca. Un elemento che, secondo i giudici, rafforza l’idea che la condotta violenta non sia stata un fatto isolato. Il buttafuori era stato condannato in via definitiva dalla Corte d’Appello di Bologna che, nel settembre 2025, aveva confermato l’impianto accusatorio già delineato in primo grado dal Tribunale di Rimini. I magistrati avevano però escluso la volontarietà dell’omicidio, ritenendo che Mjeshtri non avesse l’intenzione di uccidere il 34enne e classificando il reato come omicidio preterintenzionale. Una decisione che non è andata giù ai familiari di Giuseppe Tucci, i quali hanno annunciato la volontà di fare ricorso in Cassazione. Con la decisione della Corte, per effetto della Riforma Cartabia, la pena è stata ridotta da 12 a 10 anni di reclusione, tenendo conto dei due anni di carcere già scontati.

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RIMINI: Omicidio Paganelli, diffamarono Manuela e Loris, 17 indagati | VIDEO

Si apre un nuovo fronte giudiziario nell’ambito del delitto di Pierina Paganelli. Accanto al processo per omicidio che vede come unico imputato Louis Dassilva davanti alla Corte d’Assise, la Procura di Rimini ha iscritto nel registro degli indagati 17 persone tra opinionisti, youtuber e influencer, accusate di diffamazione aggravata e cyberbullismo nei confronti di Manuela e Loris Bianchi. Il tutto  nasce dalle denunce presentate dall’avvocato Nunzia Barzan e dal consulente Davide Barzan, che assistono i due fratelli. Nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti commenti, video e interventi pubblicati online durante le fasi più delicate delle indagini sul delitto di via del Ciclamino, ritenuti potenzialmente lesivi della reputazione e della dignità personale dei Bianchi. I nomi degli indagati, provenienti da diverse parti d’Italia, non sono stati resi noti. La posizione dei due fratelli resta distinta all’interno dell’inchiesta principale: Loris Bianchi è estraneo al procedimento per omicidio, mentre Manuela è indagata per favoreggiamento nei confronti di Dassilva, suo ex amante. Dopo iniziali dichiarazioni giudicate contraddittorie, la donna, nel corso di un incidente probatorio, ha indicato la presenza dell’imputato nel garage del condominio la mattina del 4 ottobre 2023, giorno del ritrovamento del corpo della suocera. La tensione si è riflessa anche in aula. Un fascicolo sarebbe stato aperto pure in relazione a un episodio avvenuto durante un’udienza, quando una domanda della difesa di Dassilva su presunti rapporti incestuosi tra i fratelli Bianchi era stata immediatamente bloccata e dichiarata inammissibile dal giudice. L’episodio aveva suscitato forti reazioni e alimentato ulteriori polemiche mediatiche. Ora spetterà alla Procura accertare eventuali responsabilità e chiarire se i contenuti diffusi online abbiano superato i limiti previsti dalla legge.


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