Cronaca

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RAVENNA: Omicidio in Darsena, il 36enne in silienzio davanti al gip, lite per 25euro

CRONACA - È rimasto in silenzio davanti al giudice il 36enne maliano accusato dell’omicidio di Moussa Cissè, 29 anni, ucciso nella zona della Darsena di Ravenna. Dopo l’udienza di convalida, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. L’uomo, Madi Kedjougou Dambelè, si è avvalso della facoltà di non rispondere, come riportano anche i quotidiani locali. Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dalla Procura, la lite tra i due sarebbe esplosa all’interno dell’area degli ex Silos Granari del Candiano, dove entrambi vivevano insieme ad altre persone senza fissa dimora. Alla base dello scontro ci sarebbe stato un minimo debito, circa 25 euro, degenerato rapidamente. Dopo una prima colluttazione, durante la quale il 36enne avrebbe avuto la peggio, l’uomo si sarebbe allontanato per poi tornare poco dopo. È in quel momento che avrebbe raccolto una bottiglia di vetro da un cestino, l’avrebbe rotta e utilizzata come arma. Il fendente alla gola ha colpito mortalmente Moussa Cissè, che si è trascinato ferito per alcuni metri fino a crollare in zona portuale.  Anche lo stesso Dambelè, ferito, aveva chiesto aiuto poco dopo i fatti. Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito l’intera sequenza anche grazie alle testimonianze e alle immagini delle telecamere presenti in zona. Nel frattempo, dopo l’omicidio, le autorità hanno disposto un rafforzamento dei controlli nelle aree sensibili della città e nei luoghi di aggregazione.

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FORLÌ: Decapitò il fratello, ergastolo definitivo per Daniele Severi | VIDEO

E' definitiva la condanna all'ergastolo per Daniele Severi, 66 anni, processato con l'accusa di avere ucciso il fratello 53enne Franco, agricoltore il cui corpo, decapitato, venne ritrovato il 22 giugno 2022, tra i rovi nei pressi del suo casolare in località Cà Seggio a Civitella di Romagna. La testa del cadavere, nonostante ripetute ed estese ricerche, non è mai stata ritrovata. Severi, in carcere dall'8 luglio 2022 quando venne fermato dai carabinieri, si è sempre dichiarato innocente. A quasi quattro anni di distanza è arrivata la condanna definitiva per la persona accusata dell’omicidio. La Corte di Cassazione ha infatti confermato l’ergastolo per Daniele Severi, fratello della vittima. La decisione dei giudici a Roma ha confermato quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Prima la Corte d’Assise di Forlì, poi la Corte d’Appello di Bologna avevano inflitto all’imputato la pena dell’ergastolo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, eliminando soltanto l’aggravante dei motivi futili e abietti, senza però modificare la condanna. Alla base del delitto, secondo la ricostruzione emersa durante il processo, ci sarebbero stati profondi dissidi familiari tra i fratelli, legati a contrasti personali e questioni economiche che da tempo avevano incrinato i rapporti. Due gli elementi determinanti: le scarpe di Daniele Severi, trovate con tracce di sangue della vittima sei giorni dopo il delitto, e un paio di guanti rinvenuti nella sua auto, anch’essi sporchi di sangue di Franco Severi. Non sono invece mai stati ritrovati né l’arma del delitto né la testa della vittima. Con la pronuncia della Cassazione la condanna diventa definitiva. Per la giustizia italiana, Daniele Severi è il responsabile dell’omicidio del fratello Franco. Dopo quasi quattro anni, la vicenda giudiziaria si chiude così in modo irrevocabile.

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BOLOGNA: Festini e cocaina, assolto imprenditore

Il tribunale collegiale di Bologna ha assolto un imprenditore 51enne, coinvolto in un filone secondario dell'inchiesta 'Villa Inferno', su presunti festini a base di sesso e cocaina. L'imputato, difeso dall'avvocato Matteo Murgo, rispondeva di cessione di cocaina durante feste, alcune da lui organizzate e di favoreggiamento della prostituzione di alcune donne durante gli eventi nel suo locale, sui colli bolognesi. Secondo l'accusa avrebbe fatto da intermediario tra ospiti delle serate e le donne, prospettando loro vantaggi economici. Il pm Stefano Dambruoso aveva chiesto una condanna a tre anni e otto mesi, ma i giudici (presidente Claudia Gualtieri, Paolo Andrea Vassallo e Gilda Del Borrello con la formula "perché il fatto non sussiste". Il rinvio a giudizio risaliva all'autunno 2022. "Il positivo esito processuale restituisce dignità ed onore ad un imprenditore onesto che ha ingiustamente patito un accanimento giudiziario e mediatico", ha commentato l'avvocato Murgo. Il suo assistito fu arrestato, finì ai domiciliari poi il tribunale della Libertà annullò l'ordinanza cautelare. Per 'cristallizzare' le dichiarazioni delle donne che accusavano l'imprenditore fu fatto anche un incidente probatorio.


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