Cronaca

Thumbnail CERVIA: Maltrattamenti in famiglia, chiesto il rinvio a giudizio per Missiroli

CERVIA: Maltrattamenti in famiglia, chiesto il rinvio a giudizio per Missiroli

CRONACA - La Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio per Mattia Missiroli, 44 anni, ex sindaco di Cervia. L’udienza preliminare è fissata per metà dicembre e in quella sede la moglie, dalla quale è in corso una separazione, potrà eventualmente costituirsi parte civile. L’imputato – come riporta il Resto del Carlino - ha ribadito di essere estraneo alle accuse contestate. Secondo l’accusa, i presunti episodi di maltrattamento si sarebbero verificati fino al dicembre dello scorso anno. Le verifiche della polizia avevano portato anche a un accesso della donna in ospedale e all’apertura d’ufficio di un fascicolo per codice rosso. Le contestazioni sono aggravate dal fatto che alcuni episodi sarebbero avvenuti alla presenza di familiari minorenni. Non rientrano invece nell’accusa le lesioni con sette giorni di prognosi, per le quali non era stata presentata querela. La vicenda giudiziaria si era già sviluppata sul fronte cautelare, con il gip di Ravenna che aveva respinto la richiesta di custodia in carcere. Successivamente, il tribunale di Bologna aveva respinto l’appello della Procura ravennate. I giudici bolognesi avevano ritenuto sussistenti gravi indizi in relazione al reato di maltrattamenti. Una valutazione diversa da quella del gip ravennate, secondo cui i dissidi tra i coniugi non avrebbero raggiunto la soglia richiesta per configurare il reato. Il tribunale di Bologna ha comunque riconosciuto la sostanziale attendibilità delle dichiarazioni della donna, anche alla luce della documentazione medica. La valutazione definitiva degli elementi di prova spetterà ora al giudizio di merito.

Thumbnail CERVIA: Tenta di violentare una donna al parco, arrestato dai carabinieri

CERVIA: Tenta di violentare una donna al parco, arrestato dai carabinieri

Un 28enne di origine senegalese è stato arrestato alle prime ore di domenica con l'accusa di avere trascinato una donna in un parco di Cervia, nel Ravennate, e avere cercato di violentarla. Lunedì la gip ha convalidato l'arresto per tentata violenza sessuale e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il 28enne - disoccupato, senza fissa dimora e con diversi precedenti di polizia - non ha parlato davanti al giudice. A lanciare l'allarme è stata una residente che ha sentito la donna - una  43enne di Cesenatico - urlare e piangere. Quando i carabinieri sono giunti sul posto hanno intimato al giovane di fermarsi e alzarsi ma l’uomo è scappato a piedi attraversando la vicina Adriatica incurante dei veicoli che stavano passando. A bloccarlo è stata poco dopo una pattuglia del Radiomobile.

Thumbnail RAVENNA: Operazione "Mani d'oro", manodopera illecita e riciclaggio, maxi-sequestro

RAVENNA: Operazione "Mani d'oro", manodopera illecita e riciclaggio, maxi-sequestro

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo “d’urgenza” emesso dalla locale Procura della Repubblica, avente ad oggetto liquidità, beni mobili o immobili nella disponibilità degli indagati fino al raggiungimento di circa 37 milioni di euro, quali profitti illeciti di reati tributari e del relativo “riciclaggio”. Disposte anche oltre 40 perquisizioni nelle Province di Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Le indagini, in particolare, hanno fatto luce sulla effettiva inconsistenza di numerose società formalmente attive nel settore delle costruzioni meccaniche ma, di fatto, strumentali esclusivamente a rappresentare veri e propri serbatoi di manodopera per circa 1000 lavoratori: saldatori, carpentieri e manovali d’officina, perlopiù di origine straniera, venivano infatti assunti o licenziati solo in funzione dei carichi di lavoro delle reali società operative coinvolte, ossia le uniche ad avere mezzi e organizzazione per l’effettuazione in concreto di commesse o subappalti. Evidente il vantaggio per quest’ultime, oltre a un cospicuo risparmio fiscale, godere con continuità di “manodopera”, senza essere assoggettati a tutti i meccanismi sottesi all’instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente (ad esempio: gestione amministrativa, tutele salariali e previdenziali, obbligo di assunzione a tempo indeterminato, etc.) e senza fare ricorso alla “rete” delle agenzie regolarmente autorizzate. Non solo, seguendo le “tracce del denaro”, le investigazioni sono state ulteriormente approfondite e hanno consentito di delineare uno scenario molto più ampio ed esteso sul territorio nazionale, essendo stato individuato il coinvolgimento di ulteriori soggetti dediti al riciclaggio dei denari incassati a fronte delle citate somministrazioni di personale, risultati solo parzialmente destinati al pagamento dei lavoratori. Di qui l’interessamento delle Province di Napoli e Bergamo, ove i “riciclatori” -tramite la “gestione” di nr. 155 società cartiere- provvedevano, dapprima, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti (130 milioni) e, successivamente, a retrocedere le somme pattuite in contanti dopo alcuni passaggi nei vari conti bancari, al netto di una commissione oscillante dal 14 al 22%, secondo il tipico schema del c.d. “underground banking”. Un sistema che ha coinvolto circa 1200 ulteriori soggetti economici con il trasferimento all’estero di oltre 80 milioni di euro in circa 2 anni. Nel delineato contesto, inoltre, non aveva rilievo nemmeno la possibilità che le cartiere generassero contabilmente redditi imponibili, poiché le relative imposte venivano sistematicamente compensate con circa 11 milioni di euro di crediti fiscali fittizi. In tale ambito, le perquisizioni eseguite hanno permesso di scoprire l’allestimento di un vero e proprio “ufficio finanziario”, dotato di server, computer, macchina conta-banconote, oltre 100 smartphone e centinaia di carte di credito impiegabili per il ritiro di denaro. A ciò si aggiunga il reperimento di “contante” per circa 250 mila euro, nonché di gioielli e numerosi orologi di lusso, tra i quali uno del valore unitario stimato di circa 100 mila euro, oltre che immobili, autovetture e centinaia di conti correnti il cui saldo sarà quantificabile nei prossimi giorni. Importante anche la cooperazione giudiziaria instaurata con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino ai fini del sequestro, per circa 7.5 milioni di euro, dei rapporti continuativi ivi intrattenuti da un soggetto indagato (già condannato per reati tributari), che era solito giustificare la legittima disponibilità di risorse finanziarie come vincite al gioco. La medesima Autorità Giudiziaria, sulla base degli elementi forniti, ha avviato le indagini di propria competenza, disponendo accertamenti su slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti.


TUTTE LE NOTIZIE DI CRONACA