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RIMINI: Morì sotto bancale di bottiglie d'acqua, gestore supermercato assolto

Il giudice Alessandro Capodimonte ha assolto, perché il fatto non sussiste, il legale rappresentante della società che gestisce il supermercato Conad 'Diamante' di Cattolica, nel Riminese, a processo per la morte di un 47enne travolto da un bancale di acqua minerale. La Procura della Repubblica di Rimini ne aveva chiesto invece la condanna a 6 mesi di reclusione per omicidio colposo. Era il 19 aprile del 2022, giorno di Pasquetta, quando un 47enne riminese, residente alle case popolari, morì colpito dalla caduta di un intero bancale di acqua minerale, 280 tonnellate di peso, in un tentativo di furto al Conad 'Diamante' di Cattolica. Il corpo della vittima fu rinvenuto solo all'indomani da un dipendente del supermercato che non poteva credere di aver trovato un cadavere nel retro della struttura. Secondo la Procura, il responsabile del punto vendita, non aveva adeguatamente valutato la situazione di potenziale pericolo determinata dall'accatastamento di più bancali d'acqua in una zona accessibile a chiunque, ovvero nella parte esterna del supermercato sul retro, vicino al parcheggio. All'amministratore si contestava anche la mancata predisposizione di cartelli idonei a segnalare il potenziale pericolo e quindi il rischio di caduta dall'alto. Rilevato dalla Procura anche un concorso di colpa della vittima, che quella notte ruppe la pellicola che avvolgeva il pallet inferiore per poi prelevare tre confezioni di acqua dall'ultima fila del bancale. L'avvocato Massimo Vico, legale della famiglia della vittima, costituitasi parte civile, aveva chiesto un risarcimento danni da un milione di euro. Contro la sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro il 23 agosto, probabilmente ci sarà appello. Secondo la difesa della società esercente il punto Conad 'Diamante', l'avvocato Gian Paolo Colosimo, il giudice non ha ritento vi fosse un "nesso causale tra le condotte astrattamente riferibili alla gestione aziendale e l'evento luttuoso".

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BOLOGNA: Vigilessa uccisa, cominciata l’autopsia, disposto il carcere per Gualandi | VIDEO

È cominciata questa mattina l'autopsia sul corpo di Sofia Stefani, la vigilessa di 33 anni uccisa il 16 maggio nel comando della polizia locale di Anzola Emilia da un colpo sparato dalla pistola di ordinanza di Giampiero Gualandi, 62enne, suo ex comandante con cui aveva avuto una relazione. Contemporaneamente è stato conferito anche l'incarico, per svolgere la consulenza balistica, ritenuta importante perché Gualandi ha dato una versione secondo cui il colpo sarebbe partito accidentalmente. Quando il 16 maggio la donna arriva al comando della polizia locale, lei e Gualandi si chiudono in stanza e lui ha "già in mente l'omicidio". E' la ricostruzione del Gip di Bologna Domenico Truppa, che sabato ha disposto il carcere per il 62enne. "Lunedì o martedì della prossima settimana depositeremo il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l'annullamento del provvedimento di carcerazione - ha spiegato l'avvocato della difesa- o in subordine gli arresti domiciliari". Nel valutare le esigenze cautelari per Gualandi, il giudice evidenzia una "una spiccata pericolosità sociale" e il rischio di reiterazione del reato da parte dell'uomo. Il Gip sottolinea nel provvedimento anche tutte le incongruenze della versione difensiva, su un fatto accidentale. Agli atti sono stati acquisiti i messaggi di Gualandi, secondo il giudice "inequivoci " mentre le risposte di Stefani erano state eliminate dalla chat. "Non dormo, mangio poco, sono esaurito", le scriveva Gualandi due giorni prima del delitto. Uno stato d'animo che per il giudice "appare perfettamente in sintonia con l'attività di molestia e pressione" da parte di lei che non intendeva troncare la relazione.


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