13 MAGGIO 2026

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13 MAGGIO 2026 - 09:53


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RAVENNA: Pestaggio in stazione, 16enne interrogato, ”Non ricordo” | VIDEO

Restano gravi le accuse nei confronti del 16enne fermato per il violento pestaggio avvenuto sabato sera nell’atrio della stazione ferroviaria di Ravenna. Nella giornata di ieri il giovane è stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari.

“Non ricordo niente di quanto accaduto quella sera. Forse ero ubriaco”. Queste, in sintesi, le parole pronunciate dal 16enne fermato per il violento pestaggio avvenuto sabato sera nell’atrio della stazione ferroviaria di Ravenna, durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari. Il giovane, accusato di tentato omicidio aggravato, ha sostenuto di non avere memoria dell’aggressione a causa dell’alcol assunto nelle ore precedenti. Il gip ha comunque convalidato il fermo, disponendo la permanenza del minorenne nel carcere minorile di Ancona, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Nel corso dell’interrogatorio è emerso anche che tra il ragazzo e la vittima, un 29enne di origine somala ridotto in fin di vita non vi era alcuna conoscenza precedente. Un elemento che rafforza l’ipotesi investigativa di un’aggressione maturata per motivi futili. Intanto le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio della vicenda. Sotto la lente degli investigatori c’è in particolare la posizione di un amico del 16enne, che potrebbe averlo ospitato nelle ore successive al pestaggio. Intanto però restano gravissime le condizioni della vittima, colpita con estrema violenza fino a perdere conoscenza. Il 29enne è ricoverato con un importante trauma cranio-facciale e lesioni cerebrali, e i medici mantengono la prognosi riservata.




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RIMINI: Caso Pierina, parla Manuela Bianchi, “ho la coscienza serena”

"La mia coscienza è totalmente serena perché ho sempre detto la verità". Questa la reazione di Manuela Bianchi avvisata dal consulente Davide Barzan nel cuore della notte dell'assoluzione di Louis Dassilva, l'uomo con il quale ha avuto una relazione extraconiugale, processato per l'omicidio della suocera Pierina Paganelli. "Per questo motivo prendo atto, con rispetto, della decisione della Corte d'assise di Rimini. Resta in me la consapevolezza di aver sempre raccontato i fatti con sincerità e di non essermi mai sottratta alla verità, nonostante il dolore e le difficoltà di questi anni", aggiunge. Manuela Bianchi rimane figura centrale di tutta la vicenda non solo perché è la donna con la quale l'unico imputato dell'omicidio ha intrattenuto una relazione, ma soprattutto perché è la testimone che lo ha inguaiato. Bianchi infatti, finita indagata per favoreggiamento un anno dopo l'omicidio della suocera avvenuto il 3 ottobre 2023, ha raccontato agli inquirenti e poi al gip in incidente probatorio di aver incontrato Dassilva la mattina del ritrovamento del cadavere.    Prima di scoprire il corpo, ha detto Bianchi, Dassilva le avrebbe dato istruzioni su come comportarsi con la polizia e come dissimulare la loro relazione. La sera dell'omicidio Manuela era in casa con il fratello Loris e con la figlia e secondo gli investigatori, all'ora esatta in cui Pierina veniva uccisa, alle 22.13, avrebbe avuto un alibi inattaccabile.    "Il giudizio di secondo grado potrà rappresentare una sede processuale idonea per un ulteriore e più approfondito scrutinio delle risultanze istruttorie, con particolare riferimento agli accertamenti tecnici e scientifici acquisiti agli atti, che, ad avviso della difesa, presentano profili suscettibili di ulteriore verifica, approfondimento e rivalutazione critica", ha infine commentato l'avvocata Nunzia Barzan, difensore di Manuela e Loris Bianchi.