13 MAGGIO 2026

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NOTIZIA DI CRONACA

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13 MAGGIO 2026 - 11:00


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BOLOGNA: Uno Bianca, indagini a casa del gregario suicida | VIDEO

Con le nuove indagini della Procura di Bologna, che sta cercando complici e 'coperture' di cui può aver usufruito la Banda della Uno Bianca, si sono accesi nuovamente i riflettori sui membri del gruppo criminale che dal 1987 al 1994 tra l'Emilia-Romagna e le Marche lasciò una scia di 23 morti e oltre 100 feriti. Martedì i carabinieri sono stati nella casa di Colle di Arba, in provincia di Pordenone, in cui a gennaio si è suicidato Pietro Gugliotta, "il gregario" del gruppo, per svolgere ulteriori accertamenti sulla morte dell'ex poliziotto, scarcerato nel 2008 dopo 14 anni di detenzione. Una ventina di militari, tra cui alcuni del Ris, hanno effettuato un sopralluogo prelevando diverso materiale. I pm, oltre ad acquisire la relazione sul decesso e parlare col medico legale che ha ispezionato il corpo, analizzeranno gli apparecchi telefonici e il pc dell'ex poliziotto. Sentiranno inoltre le persone a lui vicine. La Procura, che si sta muovendo su più fronti, alla luce dei nuovi accertamenti sentirà i tre fratelli Savi - Roberto, Fabio e Alberto - così come gli altri della Banda, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli. Mentre non si spengono le polemiche dopo l’intervista tv di Roberto Savi, in cui ha insinuato un presunto intervento dei servizi segreti nelle azioni della Uno Bianca, il più giovane dei Savi, Alberto, da qualche tempo è in semilibertà. Detenuto a Padova al 'Due Palazzi', il suo reinserimento è cominciato diversi anni fa e dal 2017 gode di permessi, che continuano a scatenare la rabbia dei parenti delle vittime.




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RIMINI: Caso Pierina, parla Manuela Bianchi, “ho la coscienza serena”

"La mia coscienza è totalmente serena perché ho sempre detto la verità". Questa la reazione di Manuela Bianchi avvisata dal consulente Davide Barzan nel cuore della notte dell'assoluzione di Louis Dassilva, l'uomo con il quale ha avuto una relazione extraconiugale, processato per l'omicidio della suocera Pierina Paganelli. "Per questo motivo prendo atto, con rispetto, della decisione della Corte d'assise di Rimini. Resta in me la consapevolezza di aver sempre raccontato i fatti con sincerità e di non essermi mai sottratta alla verità, nonostante il dolore e le difficoltà di questi anni", aggiunge. Manuela Bianchi rimane figura centrale di tutta la vicenda non solo perché è la donna con la quale l'unico imputato dell'omicidio ha intrattenuto una relazione, ma soprattutto perché è la testimone che lo ha inguaiato. Bianchi infatti, finita indagata per favoreggiamento un anno dopo l'omicidio della suocera avvenuto il 3 ottobre 2023, ha raccontato agli inquirenti e poi al gip in incidente probatorio di aver incontrato Dassilva la mattina del ritrovamento del cadavere.    Prima di scoprire il corpo, ha detto Bianchi, Dassilva le avrebbe dato istruzioni su come comportarsi con la polizia e come dissimulare la loro relazione. La sera dell'omicidio Manuela era in casa con il fratello Loris e con la figlia e secondo gli investigatori, all'ora esatta in cui Pierina veniva uccisa, alle 22.13, avrebbe avuto un alibi inattaccabile.    "Il giudizio di secondo grado potrà rappresentare una sede processuale idonea per un ulteriore e più approfondito scrutinio delle risultanze istruttorie, con particolare riferimento agli accertamenti tecnici e scientifici acquisiti agli atti, che, ad avviso della difesa, presentano profili suscettibili di ulteriore verifica, approfondimento e rivalutazione critica", ha infine commentato l'avvocata Nunzia Barzan, difensore di Manuela e Loris Bianchi.