16 APRILE 2026

11:03

NOTIZIA DI CRONACA

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16 APRILE 2026 - 11:03


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RAVENNA: Omicidio in Darsena, 29enne ucciso con una bottiglia rotta | VIDEO

Gli investigatori stanno ricomponendo tutti i dettagli dell’omicidio avvenuto all’alba di martedì alla Darsena di Ravenna. Tutto sarebbe nato da un litigio per futili motivi, all’interno di uno stabile abbandonato dove vivono diverse persone in gravi condizioni di degrado.

Il movente? Una lite per questioni di soldi. L’arma del delitto? Una bottiglia rotta. Vanno via via delineandosi i dettagli della morte di Moussa Cisse, il 29enne senegalese ucciso all’alba di martedì durante una lite scoppiata in un edificio abbandonato a Ravenna, lungo la sponda sinistra della Darsena.

Accusato dell’omicidio è Madi Dambele, 36enne originario del Mali, che si trova ora in stato di fermo. I Carabinieri hanno ricostruito la dinamica dei fatti visionando le telecamere di sorveglianza della zona. Alle 3.30 scoppia una prima lite tra i due: Dambele viene colpito alla testa, si allontana e va a rovistare in un cassonetto dei rifiuti. Lì trova il collo di una bottiglia rotta. Afferra quella che diventerà l’arma del delitto e torna verso la vittima. Cisse viene colpito più volte al collo e crolla a terra. A quel punto partono le richieste di soccorso, ma quando i medici del 118 arrivano sul posto per lui non c’è ormai più nulla da fare. Con loro anche i Carabinieri, che ricostruiscono l’intera vicenda anche grazie alle testimonianze delle altre persone che vivono in quell’ex magazzino degradato.

Le stesse che, in queste ore, hanno lasciato messaggi per il loro amico morto. “Rimarrai sempre con noi, ti vogliamo bene”, si legge in uno di questi, accanto a un altro messaggio: “Riposa in pace, fratello”. Parole semplici, scritte su un muro segnato dal tempo, che raccontano il dolore di una comunità fragile e la fine tragica di una lite nata per pochi soldi e conclusa con una vita spezzata.

 




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BOLOGNA: Omicidio capotreno, negata la perizia su Jelenic | VIDEO

Si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Bologna il processo a Marin Jelenic, il 36enne croato accusato dell’omicidio aggravato del capotreno Alessandro Ambrosio, il ferroviere di 34 anni ucciso con una coltellata alla schiena il 5 gennaio scorso nel parcheggio dipendenti del piazzale Ovest della stazione di Bologna. Nel corso dell’udienza la difesa ha chiesto una perizia psichiatrica per l’imputato, sostenendo l’esistenza di possibili “fragilità psichiatriche”. Richiesta respinta dalla Corte, secondo cui dalla documentazione emerge un uomo “vigile e lucido”, pur “reticente”. In aula era presente la fidanzata della vittima, Francesca Ballotta, che al termine dell’udienza ha parlato di un momento “molto doloroso”. Assenti invece i genitori del capotreno, che, come spiegato dal loro legale Alessandro Numini, “non erano in grado di sostenere emotivamente questo carico”. Secondo l’accusa, coordinata dal pm Michele Martorelli, le immagini delle telecamere mostrano Jelenic mentre segue Ambrosio per undici minuti prima dell’aggressione mortale. Il processo riprenderà il 20 maggio.