RAVENNA: Certificati anti Cpr, una chat con “orgoglio” per le inidoneità | VIDEO
Continua a far parlare la vicenda degli otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna finiti sotto inchiesta per i certificati anti rimpatrio. Dopo il tentativo di suicidio di una delle dottoresse che avrebbe dichiarato di averlo fatto perché indagata, emergono chat con messaggi che si sarebbero scambiati i medici e che fornirebbero il quadro di una situazione anomala dove erano considerati ottimi risultati i numeri certificati di non idoneità emessi. Come si legge sul Resto del Carlino, ci sarebbero state delle conversazioni, come quella tra una dottoressa del reparto Malattie infettive, nel giugno del 2024, con un infettivologo della Società Italiana Medicina delle Migrazioni dove aggiornava il conteggio dei certificati emessi e riceveva i complimenti del medico che spronava a continuare in quella direzione. Anche queste documentazioni hanno indotto i pm ravennati a chiedere la sospensione per un anno dei medici e del referente della Simm, per il momento non indagato. La perquisizione nel reparto della Squadra mobile dello scorso 8 febbraio sarebbe arrivata dopo circa due anni di intercettazioni ambientali e di messaggi in una sorta di campagna del “no ai Cpr” ovvero la detenzione amministrativa riservata agli stranieri irregolari destinatari di decreto di espulsione. La Procura, lo ricordiamo, contesta i certificati che sarebbero stati compilati senza una reale corrispondenza alle reali condizioni di salute dei pazienti. In circa un anno e mezzo, i medici indagati, su 64 stranieri destinati all’espulsione, di questi 10 avrebbero rifiutato di sottoporsi alla visita medica, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti arbitrari. A completare il quadro di elementi dubbi ci sarebbe anche l’utilizzo di un modulo prestampato con indicazioni di non idoneità che menzionano una patologia di cui non c’è traccia negli esami.
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