RAVENNA: Certificati anti-rimpatrio, in silenzio gli 8 medici indagati
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere tutti e gli otto i medici del reparto delle Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna comparsi in mattinata davanti al Gip per l'interrogatorio di garanzia in relazione alla richiesta di interdizione per un anno dalla professione formulata dalla Procura nell'ambito dell'indagine della polizia sui certificati anti-rimpatrio. Il Gip si è riservato la decisione se dare corso o meno alle misure cautelari. Gli otto devono rispondere di falso ideologico continuato e di interruzione di pubblico servizio per avere - secondo l'accusa - in maniera aprioristica e pianificata, falsificato certificati medici al fine di impedire il trasferimento di stranieri irregolari, perlopiù arrestato dopo avere commesso reati, ai cpr (centri di permanenza per i rimpatri). Nell'udienza, durata un paio d'ore, in sintesi le difese hanno sostenuto che è venuto a mancare il pericolo di reiterazione del reato in quanto l'Ausl Romagna li ha esonerati da quel tipo di visite. Il Pm Angela Scorza, titolare del fascicolo ha invece sostenuto in breve che l'esonero appare essere generico; e che il pericolo sussiste in quanto il falso contestato è ideologico: potrebbe cioè riverberarsi anche su altri tipi di certificati oltre a quelli per i cpr.
In una nota congiunta, i difensori degli otto indagati per i certificati anti-rimpatrio - gli avvocati Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco, Salvatore Tesoriero e Maria Virgilio - hanno precisato che i medici "sono comparsi personalmente, scegliendo di produrre una propria dichiarazione oltre alla documentazione a supporto tra cui il provvedimento di esonero dalle specifiche attività oggetto di contestazione dell'Ausl. Riteniamo che non vi siano i presupposti per l'applicazione di una misura interdittiva che, in assenza di concrete esigenze cautelari, sarebbe inutilmente afflittiva e sproporzionata. Ribadiamo la totale correttezza dell'operato dei nostri assistiti, i quali hanno svolto il loro lavoro con professionalità e dedizione, ponendo al centro la tutela della salute e della dignità delle persone, conformemente alla deontologia medica".
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