BOLOGNA: Evaso dopo laurea, ricerche in corso, il garante, "si costituisca" | VIDEO
Sono ancora in corso le ricerche di Andrea Cavallari, il 26enne condannato a 11 anni di reclusione per la strage della discoteca "Lanterna Azzurra" di Corinaldo, che non è rientrato nel carcere della Dozza dopo aver usufruito di un permesso premio per partecipare alla propria cerimonia di laurea.
Cavallari, uno dei componenti della cosiddetta “banda dello spray”, si è reso irreperibile lo scorso 3 luglio dopo aver discusso la tesi in Scienze Giuridiche all’Università di Bologna, a Palazzo Malvezzi. Al termine della proclamazione, accompagnato dai genitori, ha fatto perdere le proprie tracce.
Sulla fuga indagano la Procura di Bologna e quella di Ancona, competente per l’esecuzione della pena. L’accusa è evasione, e le indagini sono affidate alla polizia penitenziaria.
“Ha commesso un errore gravissimo, è una follia: stava per accedere a un regime carcerario più leggero, che gli avrebbe permesso di uscire di giorno. Ora si è macchiato di un nuovo reato”, ha dichiarato all’AGI Roberto Cavalieri, garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, che ha rivolto un appello al giovane affinché si consegni alle forze dell’ordine. “Se qualcuno ha visto qualcosa o è in contatto con lui, lo aiuti a costituirsi. È per il suo bene”, ha aggiunto.
Cavalieri ha anche invitato a non strumentalizzare l’episodio: “Ogni anno in Emilia-Romagna vengono concessi circa 200 permessi e nel 2023 solo 12 detenuti non sono rientrati nei tempi previsti. Molti di loro lo hanno comunque fatto entro 12 ore, limite oltre il quale l’assenza diventa evasione”. Il garante ha poi difeso la scelta del Tribunale di Sorveglianza, che aveva autorizzato l’uscita senza scorta, vista la natura dell’evento e la presenza dei familiari. “Era un momento di riscatto sociale, difficile immaginare una fuga. Non era semplice cogliere segnali che Cavallari non avesse elaborato a fondo la responsabilità del reato commesso”.
Cavalieri ha infine sollevato una riflessione più ampia sul sistema carcerario: “Le condizioni in cui versano le carceri accentuano la percezione di vendetta sociale. In molti casi i detenuti sviluppano una pressione insostenibile a evadere, anche simbolicamente”. Intanto, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha chiesto una relazione dettagliata al carcere bolognese della Dozza, dove il giovane era recluso.
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