16 APRILE 2025

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NOTIZIA DI CRONACA

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16 APRILE 2025 - 11:21


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RAVENNA: Assolti da stupro, 'vittima consenziente anche se ubriaca'

Non fu stupro, lei era consenziente anche se aveva bevuto. Dopo il collegio penale di Ravenna in primo grado, la corte d'appello di Bologna ha confermato la sentenza di assoluzione piena, "perché il fatto non costituisce reato", di due giovani imputati per violenza sessuale di gruppo per induzione con abuso delle condizioni della vittima, una giovane all'epoca 18enne che aveva bevuto vino e superalcolici. Si tratta di 34enne e di un 35enne all'epoca ex calciatore anche del Ravenna, che aveva immortalato la scena. Lo riportano i quotidiani locali.

Per l'accusa era stata stuprata e filmata in un appartamento nel quale nell'ottobre 2017 era stata accompagnata a spalla dopo una serata in un locale di Ravenna durante la quale aveva bevuto molto. Ma dopo l'assoluzione di primo grado, che aveva sollevato diverse polemiche con tanto di corteo organizzato da associazioni contro la violenza di genere, ieri è stata la volta dell'assoluzione anche in appello a Bologna.    I due imputati di 34 e 33 anni, rispettivamente un ex calciatore del Ravenna calcio (avvocati Francesco Papiani e Raffaella Salsano) e un commerciante d'auto usate (avvocati Silvia Brandolini e Carlo Benini), dovevano rispondere di violenza sessuale di gruppo: il primo indicato come chi aveva incitato riprendendo la scena con il telefonino e l'altro come chi aveva materialmente abusato della ragazza, all'epoca 18enne.    La Procura Generale - come riportato dai due quotiani locali - aveva chiesto condanne a 4 anni e 7 anni (9 anni a testa quelli chiesti in primo grado). A suo tempo due differenti Gip, sulla base delle dichiarazioni della ragazza e soprattutto delle immagini, avevano applicato a entrambi i sospettati la custodia cautelare in carcere. Ma la versione dello stupro era stata sconfessata dai successivi giudicanti che si erano susseguiti nel caso, a partire dal Riesame bolognese che aveva scarcerato i due accusati i quali avevano sempre sostenuto che la ragazza era consenziente.    

La vicenda era maturata la notte tra 5 e 6 ottobre di otto anni fa. Dopo vari bicchieri di vino e superalcolici in un locale del centro, la 18enne era stata accompagnata in un appartamento dove era stata infilata sotto la doccia e filmata; poi caffè, conati e infine il rapporto sessuale. Lei era andata a denunciare assieme al fidanzato qualche giorno dopo ricordando solo frammenti della serata.    Secondo le motivazioni di assoluzione dei giudici di primo grado, giusto 15 minuti prima "di avere il rapporto in contestazione", la 18enne era riuscita a interloquire con gli amici e, al telefono, con la madre, fornendo peraltro "risposte congrue alle sue domande". Cioè "si era dimostrata "pienamente in sé, in grado di esprimere validamente un consenso" che "esprimeva in particolare con la mimica e la gestualita'". Anzi, dai video "non si apprezza costrizione o manovra seduttiva, istigativa o persuasiva" del 33enne, né "passività inerte o incoscienza della vittima". In quanto al filmare docce e rapporto, sebbene azione "rozza e deprecabile", non aveva agevolato "la violenza in contestazione". Di avviso opposto, la pm Angela Scorza aveva presentato appello, parlando di "scena raccapricciante" e "stato di inconfutabile incoscienza" di una ragazza "completamente indifesa" e in balia del "comportamento denigratorio dei presenti".




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FORLÌ: Decapitò il fratello, ergastolo definitivo per Daniele Severi

E' definitiva la condanna all'ergastolo per Daniele Severi, 66 anni, processato con l'accusa di avere ucciso il fratello 53enne Franco, agricoltore il cui corpo, decapitato, venne ritrovato il 22 giugno 2022, tra i rovi nei pressi del suo casolare in località Cà Seggio a Civitella di Romagna. La testa del cadavere, nonostante ripetute ed estese ricerche, non è mai stata ritrovata. Severi, in carcere dall'8 luglio 2022 quando venne fermato dai carabinieri, si è sempre dichiarato innocente. A quasi quattro anni di distanza è arrivata la condanna definitiva per la persona accusata dell’omicidio. La Corte di Cassazione ha infatti confermato l’ergastolo per Daniele Severi, fratello della vittima. La decisione dei giudici a Roma ha confermato quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Prima la Corte d’Assise di Forlì, poi la Corte d’Appello di Bologna avevano inflitto all’imputato la pena dell’ergastolo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, eliminando soltanto l’aggravante dei motivi futili e abietti, senza però modificare la condanna. Alla base del delitto, secondo la ricostruzione emersa durante il processo, ci sarebbero stati profondi dissidi familiari tra i fratelli, legati a contrasti personali e questioni economiche che da tempo avevano incrinato i rapporti. Due gli elementi determinanti: le scarpe di Daniele Severi, trovate con tracce di sangue della vittima sei giorni dopo il delitto, e un paio di guanti rinvenuti nella sua auto, anch’essi sporchi di sangue di Franco Severi. Non sono invece mai stati ritrovati né l’arma del delitto né la testa della vittima. Con la pronuncia della Cassazione la condanna diventa definitiva. Per la giustizia italiana, Daniele Severi è il responsabile dell’omicidio del fratello Franco. Dopo quasi quattro anni, la vicenda giudiziaria si chiude così in modo irrevocabile.