17 DICEMBRE 2025

15:45

NOTIZIA DI CRONACA

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17 DICEMBRE 2025 - 15:45


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BOLOGNA: Collaborazione Finanza e Procura, sequestrati 2.2 milioni di euro

Prosegue anche nel 2025 la collaborazione tra la Guardia di Finanza dell’Emilia-Romagna e la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bologna per l’esecuzione dei provvedimenti di confisca disposti dalla magistratura a seguito di sentenze definitive.

L’intesa, giunta al terzo anno di attuazione e formalizzata attraverso un memorandum tra il Comando regionale della Guardia di Finanza e la Procura generale, ha l’obiettivo di rendere più efficace e sistematica l’azione di contrasto patrimoniale alla criminalità economica. Grazie a questa cooperazione, l’Autorità giudiziaria ha potuto avvalersi delle specifiche competenze del Corpo, in qualità di polizia economico-finanziaria, per individuare beni e risorse riconducibili, anche tramite prestanome, a soggetti condannati in via definitiva.

Nel corso dell’anno, l’azione sinergica tra finanzieri e magistrati, sviluppata attraverso mirate attività investigative finalizzate alla ricostruzione delle situazioni patrimoniali, ha consentito di assicurare all’erario beni e somme di denaro per circa 2,2 milioni di euro, che altrimenti sarebbero andati dispersi.

Il coordinamento operativo con i reparti del Corpo è stato svolto dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, punto di riferimento nei rapporti con la Procura generale felsinea.

Alla luce dei risultati ottenuti – con 40 confische eseguite – e dell’efficacia dell’azione repressiva condotta, l’Autorità giudiziaria ha confermato la prosecuzione dell’intesa anche per il 2026.

Il sequestro dei patrimoni illeciti, detenuti in Italia o all’estero, assume inoltre un importante valore sociale, consentendo di restituire alla collettività le ricchezze accumulate nel tempo dalla criminalità.




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

CERVIA: Morte Musiani, esclusa caduta accidentale

Non una caduta accidentale, ma una successione di traumi concentrati in pochi minuti. È il quadro che emerge dalla consulenza medico-legale sulla morte di Nicola Musiani, il 53enne aggredito nella notte tra il 18 e il 19 luglio nel parcheggio di via Fienilone, a Pinarella di Cervia, e morto tre giorni dopo all’ospedale Bufalini di Cesena. Il medico legale Dario Raniero, incaricato dalla procura di eseguire l’autopsia, avrebbe individuato una serie di lesioni gravi, concentrate soprattutto sul lato sinistro del corpo, in particolare alla testa e al torace. Secondo le conclusioni della relazione, i traumi sarebbero riconducibili a uno stesso ristretto intervallo temporale e non a una caduta fortuita. La morte sarebbe stata provocata da una gravissima lesione intracranica, con una diffusa emorragia, che avrebbe determinato lo choc emorragico cerebrale. Non è stato però possibile stabilire con certezza quale oggetto o quale azione abbia causato il colpo mortale. Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbero un colpo inferto con una bottiglia, altri colpi diretti oppure l’impatto della testa contro il terreno durante l’aggressione. Il medico legale spiega infatti che l’esame delle lesioni non consente di distinguere con precisione quelle provocate direttamente dai colpi da quelle eventualmente conseguenti alla caduta al suolo. Il terreno stesso, dal punto di vista medico-legale, può agire come una superficie contundente. Un elemento, tuttavia, viene ritenuto particolarmente significativo, la distribuzione dei traumi. Oltre alla lesione cranica fatale, Musiani presentava un’importante infiltrazione emorragica nella parte posteriore del torace e fratture alle costole anteriori. Lesioni che interessavano soprattutto il lato sinistro del corpo e che, per caratteristiche e collocazione, sono state considerate compatibili con una dinamica violenta e complessa. Nella relazione si parla di una «reiterata successione di traumatismi contusivi, concentrati in un intervallo temporale ristretto». Una valutazione che ha portato il consulente a escludere ragionevolmente l’origine accidentale delle lesioni. Le conclusioni dell’autopsia si aggiungono agli altri elementi raccolti dagli investigatori, tra cui filmati, conversazioni e testimonianze. Secondo la ricostruzione investigativa, la vicenda sarebbe iniziata con un diverbio e sarebbe poi degenerata dopo una serata in discoteca, fino all’aggressione nel parcheggio. Durante il pestaggio sarebbero stati utilizzati anche oggetti presenti sul posto, tra cui sedie e biciclette. Per la morte dell’uomo sono indagati sei giovani di origine straniera e residenti nel forlivese, di età compresa tra i 17 e i 23 anni, accusati di omicidio volontario in concorso, aggravato dai futili motivi. Sarà ora la magistratura a valutare tutti gli elementi raccolti e a ricostruire le responsabilità individuali. Resta un punto fermo nelle conclusioni del medico legale, le ferite riportate da Nicola Musiani, per numero, distribuzione e caratteristiche, non sono ragionevolmente spiegabili con una semplice caduta accidentale.