2 NOVEMBRE 2025

09:35

NOTIZIA DI CRONACA

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2 NOVEMBRE 2025 - 09:35


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BOLOGNA: La figlia di Amato, “papà innocente, una grande ingiustizia”

"Non posso più sopportare che la storia della nostra famiglia e dei miei genitori continui ad essere travisata, con informazioni semplicemente sbagliate, tanto nelle aule di giustizia quanto sui canali di informazioni". Per questo Anna Chiara Amato, figlia di Giampaolo, medico condannato all'ergastolo a Bologna in primo grado per gli omicidi della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo, ha scritto una lettera dal titolo "dalla figlia di un presunto assassino".

Uno scritto con cui rompe il silenzio, che ha mantenuto e lo fa a quattro anni dalla scomparsa della madre, "per rispetto della mia famiglia e del nostro dolore, anche se altri hanno spesso scelto di esporci al pubblico in contesti che ho ritenuto del tutto discutibili".    Lei e il fratello Nicola sono infatti sicuri dell'innocenza del padre. Anna Chiara definisce tutta la vicenda come "una gigantesca ingiustizia" e afferma, in conclusione: "So di stare combattendo per ciò che è giusto. Non credo che molti altri possano dire lo stesso. Noi continueremo a combattere".   

La lettera contesta quindi punto per punto la tesi secondo cui le due donne sarebbero state assassinate con la somministrazione di un mix di farmaci, mette in fila una serie di "elementi del tutto falsi", segnala "congetture che sfuggono a qualsiasi raziocinio" e si sofferma sull'assenza, a suo avviso, di un movente per il delitto.    Non è vero, dice per esempio, che fu la zia (Anna Maria Linsalata), a chiedere l'autopsia della sorella: la decisione, spiega la lettera, fu presa dal fratello Nicola, insieme al padre Giampaolo, "per dissipare eventuali dubbi su malattie genetiche".

"Mio padre - aggiunge - non ha mai chiesto né suggerito che mia madre fosse cremata", né "ha richiesto aggiornamenti sull'autopsia in modo pedante o sospettoso: ero io, impaziente e preoccupata, a chiedergli di informarsi". "Mio padre non aveva alcun timore rispetto all'autopsia". "Volevamo tutti la stessa cosa: capire cosa fosse successo a mia madre".




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