26 MAGGIO 2023

10:59

NOTIZIA DI CRONACA

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26 MAGGIO 2023 - 10:59


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RIMINI: Giallo sulla morte della 36enne precipitata dal sesto piano, tagli sul corpo

E' morta in seguito alla caduta, avvenuta giovedì pomeriggio, dal balcone di un residence in via Cariddi a Rimini. La vittima è Bruna Cancio dos Santos, una transessuale brasiliana di 36 anni, precipitata dal terrazzo dell’appartamento in cui viveva, al sesto piano. Sulla tragedia indagano i carabinieri di Rimini, coordinati dalla Procura. Al momento sono aperte tutte le ipotesi, dal suicidio alla caduta accidentale, fino all’omicidio. In un primo momento alcune voci parlavano di un’altra persona all’interno dell’appartamento, ma all’arrivo dei militari l’abitazione era vuota e in ordine, eccezion fatta per una finestra rotta. Secondo le prime informazioni pare che la 36enne utilizzasse la casa per appuntamenti a luci rosse. Il corpo, trovato in un lago di sangue, presentava dei tagli precedenti alla caduta, mentre il luogo in cui è stato trovato non si concilierebbe con la pista del gesto volontario. Nelle prossime ore verranno effettuati autopsia ed esami tossicologici. Gli investigatori stanno sentendo i testimoni, nessuno avrebbe sentito urla prima del tonfo a terra.




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BOLOGNA: Omicidio di Sofia Stefani, l'ex comandante resta in carcere

Giampiero Gualandi rimane in carcere. Nell'udienza di convalida il 62enne ex comandante della polizia locale di Anzola ha continuato a sostenere che è stato un tragico incidente, che non voleva sparare a Sofia Stefani, la ex collega di 30 anni più giovane di lui con cui aveva avuto una relazione. Ma il Gip Domenico Truppa ha rilevato gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti, evidentemente non ritenendo, almeno per il momento, credibile la sua versione dei fatti e propendendo per un omicidio volontario.  "È contestato nel capo di imputazione che la povera Sofia, a cui dobbiamo tutti portare rispetto, non accettava la fine della relazione ed era molto arrabbiata rispetto a questa cosa. Ha mandato messaggi reiterati", ha detto ai giornalisti in tribunale l'avvocato Claudio Benenati, difensore dell'indagato. Il legale ha spiegato che giovedì pomeriggio la giovane donna sarebbe piombata all'improvviso al comando di Anzola, dove Gualandi lavora. "Lui non sapeva che lei stesse arrivando".  A quel punto, "tutto è durato tre minuti", da quando la 33enne è entrata in ufficio alla chiamata ai soccorsi. La ricostruzione difensiva è che tra i due ci sarebbe stata una piccola colluttazione e che dalla pistola di ordinanza di Gualandi, arma che lui aveva in ufficio per pulirla, così da poter fare le esercitazioni al poligono come da programma, è partito uno sparo per sbaglio. E perché la pistola era carica se doveva pulirla? "E' uno dei problemi di questa vicenda", ha ammesso l'avvocato. La responsabilità colposa dell'assistito, ha aggiunto, non è in discussione. Quello che è in discussione è l'intenzionalità. "Facciamo tutti gli accertamenti tecnici, la perizia balistica, ma non diamo per assodato e per certo che qui siamo di fronte ad un omicidio volontario", ha ripetuto. E quando ha ricevuto la notifica della custodia in carcere per Gualandi, ha annunciato ricorso al tribunale della Libertà. "Siamo di fronte - dice invece l'avvocato Andrea Speranzoni, per conto dei genitori della vittima - a un grave caso di omicidio che ha portato via ai suoi cari e a tutta la comunità una giovane vita che guardava al mondo con fiducia e speranza e che ha trovato la morte in un luogo che per sua natura dovrebbe essere sicuro. Ora i familiari sono distrutti ma anche consapevoli della necessità di andare fino in fondo nel raggiungimento di verità e giustizia". Appreso l'esito dell'udienza di convalida, "esprimo piena fiducia nel lavoro degli inquirenti e ritengo che l'odierno accoglimento della domanda cautelare confermi e rafforzi l'ipotesi accusatoria di omicidio volontario aggravato formulata dalla Procura della Repubblica di Bologna". Le indagini preliminari ora continueranno "e i genitori della vittima desiderano far sapere mio tramite che perseguiranno con determinazione il percorso di giustizia che Sofia merita", chiude il legale.