27 MARZO 2023

11:01

NOTIZIA DI CRONACA

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27 MARZO 2023 - 11:01


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BOLOGNA: Pennette avvelenate a madre e patrigno che morì, figlio confessa

Colpo di scena in Corte d'appello a Bologna stamattina. Ha confessato Alessandro Leon Asoli, il 21enne che lo scorso maggio è stato condannato a trent’anni per la morte del patrigno Loreno Grimandi, 56 anni, avvelenato tramite nitrito di sodio cucinato con delle penne al salmone e per aver tentato di uccidere anche la madre, Monica Marchioni, nello stesso modo. E' accaduto nella loro casa di Ceretolo a Casalecchio di Reno, il 15 aprile 2021. 

La mamma si è salvata perché ha mangiato una minima porzione di pasta, ma il ragazzo,  a quel punto, ha cercato prima di avvelenarla con un bicchiere d'acqua, poi di soffocarla in una collutazione.
Il 21enne era ricorso in appello perché si professava innocente e addossava la colpa alla madre. "Voglio dire la verità che non ho detto prima perché avevo paura e perché non ce la facevo" ha detto stamattina, a voce quasi impercettibile, in Aula. "Sono stato io a fare ciò di cui mi accusano e voglio chiedere scusa alle persone a cui ho fatto del male" ha aggiunto, e "spero che un giorno mia madre possa perdonarmi e di poter avere una seconda possibilità".
A ricorrere in appello era stata anche la Procura generale che chiede per il giovane l'ergastolo. 

di P.B. Manca




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

BOLOGNA: Omicidio di Sofia Stefani, l'ex comandante resta in carcere

Giampiero Gualandi rimane in carcere. Nell'udienza di convalida il 62enne ex comandante della polizia locale di Anzola ha continuato a sostenere che è stato un tragico incidente, che non voleva sparare a Sofia Stefani, la ex collega di 30 anni più giovane di lui con cui aveva avuto una relazione. Ma il Gip Domenico Truppa ha rilevato gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti, evidentemente non ritenendo, almeno per il momento, credibile la sua versione dei fatti e propendendo per un omicidio volontario.  "È contestato nel capo di imputazione che la povera Sofia, a cui dobbiamo tutti portare rispetto, non accettava la fine della relazione ed era molto arrabbiata rispetto a questa cosa. Ha mandato messaggi reiterati", ha detto ai giornalisti in tribunale l'avvocato Claudio Benenati, difensore dell'indagato. Il legale ha spiegato che giovedì pomeriggio la giovane donna sarebbe piombata all'improvviso al comando di Anzola, dove Gualandi lavora. "Lui non sapeva che lei stesse arrivando".  A quel punto, "tutto è durato tre minuti", da quando la 33enne è entrata in ufficio alla chiamata ai soccorsi. La ricostruzione difensiva è che tra i due ci sarebbe stata una piccola colluttazione e che dalla pistola di ordinanza di Gualandi, arma che lui aveva in ufficio per pulirla, così da poter fare le esercitazioni al poligono come da programma, è partito uno sparo per sbaglio. E perché la pistola era carica se doveva pulirla? "E' uno dei problemi di questa vicenda", ha ammesso l'avvocato. La responsabilità colposa dell'assistito, ha aggiunto, non è in discussione. Quello che è in discussione è l'intenzionalità. "Facciamo tutti gli accertamenti tecnici, la perizia balistica, ma non diamo per assodato e per certo che qui siamo di fronte ad un omicidio volontario", ha ripetuto. E quando ha ricevuto la notifica della custodia in carcere per Gualandi, ha annunciato ricorso al tribunale della Libertà. "Siamo di fronte - dice invece l'avvocato Andrea Speranzoni, per conto dei genitori della vittima - a un grave caso di omicidio che ha portato via ai suoi cari e a tutta la comunità una giovane vita che guardava al mondo con fiducia e speranza e che ha trovato la morte in un luogo che per sua natura dovrebbe essere sicuro. Ora i familiari sono distrutti ma anche consapevoli della necessità di andare fino in fondo nel raggiungimento di verità e giustizia". Appreso l'esito dell'udienza di convalida, "esprimo piena fiducia nel lavoro degli inquirenti e ritengo che l'odierno accoglimento della domanda cautelare confermi e rafforzi l'ipotesi accusatoria di omicidio volontario aggravato formulata dalla Procura della Repubblica di Bologna". Le indagini preliminari ora continueranno "e i genitori della vittima desiderano far sapere mio tramite che perseguiranno con determinazione il percorso di giustizia che Sofia merita", chiude il legale.