E' impossibile "affermare ancora la necessaria gravità indiziaria" nei confronti di Lorenza Scarpante e quindi la misura cautelare va revocata. Così il Gip del Tribunale di Bologna, Claudio Paris, nell'ordinanza con la quale ieri ha revocato il carcere, dopo otto mesi, alla 56enne , accusata dell'omicidio del marito Giuseppe Marra, avvenuto a Bologna nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2025.
Lo stesso pubblico ministero - del caso si sta occupando la procuratrice aggiunta, Morena Plazzi - ha dato parere favorevole alla sostituzione della misura, chiedendo il divieto di dimora a Bologna, ma il Gip ha deciso per revocare il carcere senza applicare alcuna misura, come chiesto in prima battuta dai legali di Scarpante, avvocati Chiara Rizzo e Guido Todaro, nell'istanza presentata due giorni fa al giudice. Secondo l'iniziale ricostruzione dei carabinieri la donna, che insieme al marito gestiva un negozio in via Indipendenza, dopo avere consumato sostanze stupefacenti avrebbe colpito a morte il compagno: una delle ipotesi è che all'uomo, steso a terra forse colto da malore, la 56enne abbia fatto sbattere la testa contro alcuni spigoli dei muri, all'ingresso dell'appartamento. Ma a mutare il quadro, è stata la relazione tecnica di analisi sulla scena del crimine depositata dai consulenti della Procura, uno studio scientifico - denominato Bpa (Bloodstain pattern analysis) - delle macchie di sangue sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica dell'evento.
Per il Gip, tale consulenza effettivamente costituisce "elemento di novità di notevole rilevanza" in relazione alla ricostruzione del fatto, rendendo "incerto" il quadro indiziario e facendo sì che sia impossibile sostenere "la maggiore persuasività" della ricostruzione accusatoria, ovvero l'omicidio, rispetto alla versione proposta dalla difesa, secondo cui la morte di Giuseppe Marra sarebbe dovuta a una serie di cadute accidentali. (