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BOLOGNA: Misure cautelari dopo lo sgombero, collettivi in presidio | VIDEO

Presidio dei collettivi a Bologna dopo le misure cautelari di divieto di dimora nei confronti di sei attivisti, dopo lo sgombero dell'occupazione abitativa del collettivo Luna in via Mazzini. “Misure fasciste e repressive” attaccano i manifestanti, annunciando una lunga serie di iniziative che già da sabato, a Ferrara, preannunciano una primavera calda in tutta la regione Conferenza stampa-presidio nel cortile del Comune di Bologna dopo le 12 denunce e le sei misure cautelari di divieto di dimora nel territorio metropolitano, eseguite nei giorni scorsi dalla Digos, in seguito allo sgombero dello scorso 6 ottobre, con scontri, dell'occupazione abitativa del collettivo Luna in uno stabile di proprietà di una congregazione di suore in via Mazzini. I sei attivisti colpiti dal provvedimento, con un team legale già a lavoro per chiederne la revoca, adesso sono ospiti di alcuni compagni di Reggio Emilia, solidali con loro, come numerose sigle, collettivi e movimenti bolognesi e non solo, considerando la tensione nelle ultime settimane un po' dappertutto nel Paese. Ad assistere alla conferenza anche la vicesindaca Emily Clancy ed esponenti della maggioranza comunale extra-Pd. A manifestare, annunciando una serie di iniziative che già da sabato a Ferrara prospettano una primavera calda in tutta la regione, anche Martina, attivista di Labas, sulle prime pagine col volto sanguinante proprio il giorno dello sgombero per le ferite riportate in seguito agli scontri, che videro coinvolti anche di tre agenti. Quello che l'ha colpita è stato denunciato, assicura la giovane, che parla inoltre di falsità riportate nelle notifiche, sulle quali si leggerebbe che la studentessa si sia fatta male da sola, scivolando.

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BOLOGNA: Si uccise su TikTok, il padre, "il giudice ordini l'accesso al profilo"

Domani al tribunale Bologna si discute il ricorso presentato dal padre di Vincent Plicchi, il giovane che l'11 ottobre si è ucciso in diretta su TikTok: la richiesta al giudice è di ordinare al social network, che finora lo ha negato, di riaprire il profilo del 23enne e di fornire le chat e le conversazioni. L'ipotesi è che Plicchi, che era diventato una star di TikTok vestendosi come un personaggio di un videogame, 'Inquisitor Ghost', sia stato vittima di cyberbullismo. Aveva conosciuto una ragazza online e, dopo che lei le aveva detto che era maggiorenne, avevano cominciato a scambiarsi dei messaggi in chat. La ragazza in realtà ne aveva 17 e in molti hanno iniziato ad accusare il 23enne di pedofilia, con un'ondata di odio. Attraverso l'accesso al profilo del figlio il padre, assistito dall'avvocato Daniele Benfenati, spera di ottenere ulteriori informazioni per ricostruire il contesto. L'udienza è fissata domani al tribunale civile, ma il giudice presumibilmente si prenderà tempo per decidere.


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