11 SETTEMBRE 2026

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11 SETTEMBRE 2026 - 12:34


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EMILIA-ROMAGNA: Grande cordoglio per la scomparsa di Emma Bonino

È unanime il cordoglio in Emilia-Romagna per la scomparsa di Emma Bonino, morta all’età di 78 anni. Storica esponente del Partito Radicale, leader di +Europa e più volte ministra della Repubblica, Bonino è stata ricordata come una delle figure più significative della storia politica e civile italiana ed europea, protagonista per decenni di battaglie sui diritti, le libertà individuali e la dignità della persona.

Tra i primi a esprimere il proprio dolore è stato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che ha parlato di Bonino come di “una delle grandi protagoniste della storia civile italiana ed europea”. “Una donna libera, coraggiosa e tenace, che per tutta la vita ha scelto di esporsi in prima persona per affermare diritti e libertà che oggi possono apparirci acquisiti, ma che sono il risultato di battaglie difficili e complesse, combattute spesso contro pregiudizi profondamente radicati nella società”, ha sottolineato il presidente della Regione, esprimendo il cordoglio della Giunta e dell’intera comunità regionale. De Pascale ha quindi ricordato alcune delle principali battaglie condotte da Bonino nel corso della sua lunga attività politica: dall’autodeterminazione delle donne alla lotta contro la fame nel mondo, dalla difesa dei diritti umani alla battaglia per l’abolizione della pena di morte. “Emma ha sempre messo al centro la dignità della persona”, ha aggiunto il presidente della Regione, secondo il quale la sua eredità “va oltre schieramenti e appartenenze politiche”. Per De Pascale, infatti, quella lasciata da Bonino “è parte della coscienza civile del nostro Paese e, proprio per questo, appartiene a tutte e tutti noi”.

Nel suo ricordo, il presidente dell’Emilia-Romagna ha posto l’accento anche sul valore dell’impegno personale della leader radicale. “Emma Bonino ci lascia soprattutto un insegnamento: i diritti non sono mai conquiste scontate e la libertà richiede responsabilità, partecipazione e il coraggio di prendere posizione”, ha affermato. Una caratteristica che, secondo de Pascale, ha contraddistinto tutta la parabola politica di Bonino: “Ha portato battaglie considerate scomode dentro le istituzioni, mettendosi sempre in gioco personalmente e assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte”. Il presidente della Regione ha inoltre ricordato la capacità di Bonino di trasformare temi a lungo considerati esclusivamente privati in questioni centrali del dibattito pubblico, dall’emancipazione femminile alla tutela delle persone più vulnerabili, fino alla lotta contro la pena di morte e contro ogni trattamento contrario alla dignità umana. “Lo ha fatto con una determinazione che non è mai venuta meno e con uno sguardo che dall’Italia si è sempre allargato all’Europa e al mondo”, ha concluso de Pascale.

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha voluto ricordare Bonino, definendola “una delle figure più importanti di questa parte della storia del nostro Paese”. “Una donna libera, tenace, che si è coperta con la bandiera dell’Europa e si è battuta perché i diritti di tutti e di tutte si muovessero più avanti nel nostro Paese”, ha detto Lepore a margine di un’iniziativa. Per il sindaco di Bologna, il modo migliore per rendere omaggio alla storica esponente radicale è anche quello di proseguire nel solco delle battaglie da lei portate avanti. “Credo che dovremmo ricordarla anche portando avanti le sue battaglie”, ha affermato. Lepore ha definito Bonino “una delle ultime grandi figure politiche del ‘900”, ricordandone anche l’esperienza alla Farnesina come ministra degli Esteri e il lungo impegno per la libertà delle donne, l’autodeterminazione e contro la pena di morte.

“Voglio esprimere il cordoglio da parte della città di Bologna e mio personale a tutta la grande comunità di +Europa, dei radicali e alla famiglia”, ha concluso il sindaco. La scomparsa di Bonino lascia dunque un vuoto anche nel panorama politico e civile emiliano-romagnolo, dove il suo percorso viene ricordato al di là delle appartenenze politiche, soprattutto per la capacità di portare all’interno delle istituzioni battaglie sui diritti civili e sulle libertà individuali, contribuendo a modificare profondamente il dibattito pubblico italiano.

STORIA E PROFILO DI UNA DONNA APPASSIONATA

Un nome, quello di Emma Bonino, che al solo pronunciarlo richiama la parola “diritti”. Ma se si guarda la sua storia con la lente della cronaca politica – quella che non si ferma ai santini ma scava nelle dinamiche dei palazzi e delle piazze – la figura della leader radicale assume i contorni di un’eccezione permanente nel panorama italiano. Una vita vissuta sempre "contro", eppure quasi sempre dentro le istituzioni. Nata a Bra, nel cuneese, nel marzo del 1948, Bonino si laurea in Lingue alla Bocconi nel '72. Ma è la Milano dei primi anni Settanta, quella dei fermenti civili e delle piazze calde, a segnarne il destino. Nel 1975 fonda il Cisa e mette in atto quello che diventerà il "metodo radicale" per eccellenza: l'autodenuncia. Finisce in carcere per aver sostenuto la pratica di aborti clandestini quando l’interruzione di gravidanza era ancora un reato da codice penale fascista. È il punto di non ritorno. L’incontro con Marco Pannella sigilla un sodalizio che cambierà la storia dei diritti e del costume in Italia. Nel 1976, a soli 28 anni, varca la soglia della Camera dei Deputati. Da quel momento, la sua traiettoria politica diventa un pendolo perfetto tra le battaglie civili, a volte ‘di nicchia’, e i palcoscenici internazionali.

Chi l’ha conosciuta nei corridoi di Montecitorio ne ricorda il pragmatismo ruvido, lontano dalle liturgie felpate della Prima Repubblica. Una determinazione che la porta nel 1995 a Bruxelles come Commissaria Europea agli Aiuti Umanitari e alla Pesca nella Commissione Santer. È lì, tra i campi profughi dei Balcani e le crisi nell'Africa dei Grandi Laghi, che Bonino si guadagna i gradi di "leader globale", battendosi in prima linea per l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale e contro le mutilazioni genitali femminili. Il ritorno alla politica interna la vede protagonista nei governi di centrosinistra. È Ministra del Commercio Internazionale nel Prodi II, Vicepresidente del Senato, e infine Ministra degli Affari Esteri nel governo Letta tra il 2013 e il 2014. Una nomina, quest'ultima, arrivata a furor di popolo da un'opinione pubblica che ne riconosceva lo spessore internazionale. Negli ultimi anni, la sfida più difficile si è spostata sul piano personale. Nel 2015 l'annuncio della malattia – un microcitoma polmonare – affrontata senza nascondersi, rivendicando il diritto alla fragilità ma senza cedere un millimetro sul terreno dell'impegno. È in questo scenario che nasce l'avventura di +Europa, la sua ultima creatura politica concepita nel 2017 per arginare l'ondata sovranista e rimettere l'europeismo al centro del dibattito nazionale. Un'avventura vissuta con la passione che rimane la cifra stessa di Emma, come sono abituati a chiamarla compagne e compagni. Fino alle dimissioni dalla presidenza arrivate all'inizio del 2025. Dopo la scomparsa, il nome di Emma Bonino resta il simbolo di un'Italia laica, transnazionale e ostinatamente aggrappata ai diritti civili. Una figura che, anche nei momenti di maggiore isolamento politico, ha saputo dimostrare come le idee, se sostenute dal coraggio personale, possano scardinare le resistenze del Palazzo.




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BELLARIA-IGEA MARINA: Giunta regionale visita immobile confiscato alla criminalità organizzata

"Chi sceglie di investire nel riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata deve poter contare sulla certezza del diritto e sul sostegno dello Stato. Non possiamo chiedere ai Comuni di recuperare immobili degradati, investire risorse pubbliche e costruire progetti sociali per poi lasciarli soli quando intervengono successive decisioni giudiziarie che modificano il destino di quei beni". Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l'assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni, quest’ultima in visita al Gruppo appartamento Reabita di Bellaria Igea Marina, immobile confiscato alla criminalità organizzata, assegnato per finalità sociali e completamente recuperato grazie all'impegno delle istituzioni e a importanti investimenti pubblici. La visita nell’ambito dell’iniziativa della Giunta regionale “Incontro ai territori” che è partita ieri da Rimini e che toccherà tutte le province dell’Emilia-Romagna. Il bene era stato confiscato nell'ambito delle operazioni antimafia "Coffee Break/Cartesio", per poi essere assegnato al Comune di Bellaria Igea Marina a fini sociali con decreto del 7 febbraio 2022 di Anbsc, Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, vigilata dal ministero dell’Interno. Successivamente l'immobile è stato recuperato attraverso investimenti pubblici regionali, comunali e nazionali per oltre 440mila euro ed è stato trasformato in un Gruppo Appartamento per persone con disabilità. A seguito della successiva revoca della confisca disposta dalla Corte d'Appello di Catanzaro, si è aperta una complessa vicenda che rischia di mettere in discussione anni di lavoro istituzionale e ingenti risorse pubbliche investite per restituire il bene alla collettività. “Questo caso dimostra il valore del riutilizzo sociale dei beni confiscati, ma evidenzia anche una criticità normativa che deve essere affrontata- aggiungono de Pascale e Mazzoni-. Gli enti locali accettano questi beni per restituirli alla collettività, non per assumersi rischi economici che potrebbero compromettere servizi, progetti e investimenti destinati ai cittadini. Quando un'amministrazione locale decide di investire centinaia di migliaia di euro per recuperare un bene confiscato, lo fa nell'interesse della comunità. È quindi giusto che, nei casi in cui una successiva decisione giudiziaria imponga la restituzione del bene o il riconoscimento di un equivalente economico, il peso finanziario non ricada sugli enti locali che hanno agito in buona fede e nell'interesse pubblico. Per questo auspichiamo che nell'ambito dell'esame del disegno di legge 433, attualmente al vaglio del Senato, venga introdotta una modifica all'articolo 46 del Codice Antimafia che preveda esplicitamente che il pagamento delle somme eventualmente dovute sia posto a carico del Fondo unico Giustizia”.