FORLI’: Archiviazione inchiesta alluvione, Vittime del Fango, “vogliamo altre indagini” | VIDEO
Il Comitato degli alluvionati di Forlì si oppone all’archiviazione dell’inchiesta sull’alluvione del maggio 2023. Secondo le perizie, l’evento non sarebbe stato eccezionale sotto il profilo idrogeologico e molte criticità erano note da anni. Argini insufficienti, scarsa manutenzione e sedimenti avrebbero aggravato i danni.
Il Comitato chiede nuove indagini, l’accertamento delle responsabilità e la messa in sicurezza del territorio:
«Non cerchiamo un colpevole a tutti i costi, cerchiamo risposte. Ma la ricerca della verità e la messa in sicurezza del territorio non sono due battaglie diverse: sono la stessa battaglia». È con questa premessa che il Comitato Unitario Vittime del Fango di Forlì esprime contrarietà alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla devastante alluvione del maggio 2023.
Assieme al legale Francesco Farolfi e al geologo Riccardo Galassi, l'associazione guidata dalla presidente Alessandra Bucchi ha analizzato nel dettaglio la perizia redatta dai consulenti tecnici della Procura (i docenti Becciu, Bocchiola e Di Prisco del Politecnico di Milano). Ed è proprio tra le pagine di quella relazione che emergono, secondo il Comitato, contraddizioni insanabili rispetto all'ipotesi di chiudere il caso.
Il punto chiave: piena non eccezionale e criticità note dal 2001
Il nodo centrale risiede nella natura stessa dell'evento idrico. Se è vero che le piogge cumulate sono state straordinarie, la consulenza tecnica precisa che per determinare la portata delle piene conta la risposta del bacino nelle 12 ore. Risultato: per il fiume Montone la piena del 16 maggio ha avuto un tempo di ritorno stimato in circa 30 anni.
«L'evento, pur significativo, non aveva carattere di eccezionalità idrologica», si legge nella perizia, che riconduce le esondazioni all'insufficiente capacità di convogliamento dell'alveo e a debolezze strutturali. Un deficit idraulico – rimarcano le vittime – già ampiamente documentato e cartografato nei PAI e PGRA fin dal 2001, con punti critici mai risolti come la strettoia di Ponte Braldo o la vulnerabilità dell'argine in sponda sinistra in corrispondenza del Cavo Fontana (Via Locchi).
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