EMILIA-ROMAGNA: Fine vita, terza regione a colmare il vuoto normativo | VIDEO
Il tema del fine vita continua ad essere molto discusso e si attende una linea guida in Italia valida per tutti visto che al momento manca una legge quadro nazionale sul suicidio assistito, e attualmente il Paese si trova in un limbo normativo. L'unico vero pilastro nazionale è la legge 219/2017 sul consenso informato e le DAT, affiancata dalla storica sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, il cosiddetto caso Cappato quando è stata legalizzata la morte volontaria assistita a quattro precise condizioni cliniche e psicologiche. Senza linee guida centrali per l'applicazione pratica del suicidio medicalmente assistito, i territori si stanno muovendo in modo del tutto autonomo. La Consulta, con la sentenza del 2025, ha confermato la legittimità degli interventi regionali per regolare i tempi e le procedure sanitarie di accesso. Con questa pronuncia, si è delineata una mappa geografica del fine vita e la Toscana e la Sardegna sono state le prime regioni ad approvare leggi specifiche per garantire percorsi e tempistiche certi ai malati. L'Emilia-Romagna si è aggiunta di recente, approvando a luglio 2026 la propria norma per rendere omogenee le prestazioni sul territorio. Il Veneto, pur gestendo le richieste direttamente tramite i criteri stabiliti dalla Corte Costituzionale, ha visto bocciare in aula un testo di legge regionale. L'accesso alla procedura è limitato esclusivamente a persone che presentano contemporaneamente quattro requisiti precisi stabiliti dalla Consulta: una patologia irreversibile di una malattia incurabile e progressiva; sofferenze fisiche o psicologiche ritenute insostenibili dal paziente; dipendenza da trattamenti per sostegno vitale. E il paziente deve essere pienamente capace di intendere, volere e prendere decisioni libere.
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