4 GIUGNO 2025

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4 GIUGNO 2025 - 15:51


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BOLOGNA: Val di Zena, 3.700 firme alla regione per interventi immediati post alluvione | VIDEO

Una raccolta firme e una lettera aperta destinata al Presidente della regione Michele de Pascale e al Commissario Fabrizio Curcio: è quanto fatto dal Comitato della Val di Zena, nel bolognese, per chiedere la messa in sicurezza del territorio dopo le recenti alluvioni.

3.700 firme alla regione Emilia Romagna da parte del Comitato della Val di Zena a Pianoro, nel bolognese. Dopo le alluvioni che hanno colpito la regione, il comitato ha indirizzato una lettera aperta al presidente De Pascale per chiedere interventi immediati in questo territorio. Lavori immediati per un luogo fortemente colpito, fattibili grazie anche a uno studio effettuato dall’Università di Modena e Reggio Emilia, con l’obiettivo di ridare al cittadino il diritto di vivere in un posto sicuro senza la paura di essere lasciati soli. Una protesta pacifica e democratica, rivolta al Commissario Curcio insieme al Presidente della regione (con i quali il comitato si incontrerà nei prossimi giorni) per chiedere anche una semplificazione nelle procedure di indennizzo.

Il comitato: "La nostra valle è da troppo tempo trascurata. Chiediamo risposte, azioni concrete. Non possiamo più tollerare l’immobilismo di certi enti. Ora tocca a loro. Le istituzioni devono rispondere con la stessa determinazione che ha dimostrato la nostra comunità. Siamo ancora in attesa di vedere con i nostri occhi quel cambio di passo annunciato più volte nei mesi scorsi, che aveva fatto tutti sperare in un mutamento rispetto alle politiche del passato".




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MILANO: Uno Bianca, interrogati i Savi, Roberto non risponde ma Fabio parla

Enigmatico e sibillino davanti alle telecamere di 'Belve Crime', ma silenzioso con i magistrati bolognesi che sono andati ad interrogarlo nel carcere milanese di Bollate. Roberto Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, conferma la sua natura misteriosa, e avvalendosi della facoltà di non rispondere lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni rilasciate nello studio di Francesca Fagnani, dove tra le altre cose aveva detto che alcune azioni criminali erano state 'imbeccate' dai Servizi e che il vero obiettivo della rapina all'armeria bolognese di via Volturno non erano le armi, ma uccidere l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Il fratello Fabio, assistito dall'avvocata Emanuela Sabbi, risponde invece ad alcune domande dei pm, così come aveva fatto a Quarto Grado, seppur in trasmissione non aveva aggiunto nulla di nuovo alla storia già scritta del gruppo criminale, che tra il 1987 e il 1994 fece 23 morti e oltre cento feriti. Non c'è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, né una strategia del terrore, la sintesi della sua intervista televisiva, dove aveva ridimensionato le parole di Roberto in una sorta di duello a distanza sul piccolo schermo. Le dichiarazioni di Fabio ai pm sono secretate, ma da quello che si è potuto capire non avrebbero aggiunto informazioni particolarmente utili. A trent'anni dalle sentenze della Cassazione che hanno reso definitive le loro condanne, c'era attesa per gli interrogatori dei due fratelli - sentiti nella posizione di imputati in procedimento connesso - in particolare per quello di Roberto, 'il corto', assistito dall'avvocata Donatella Degirolamo, che avrebbe potuto spiegare meglio al capo della Procura di Bologna, Paolo Guido, e alla procuratrice aggiunta, Lucia Russo, le sue 'nuove verità', in particolare le ipotetiche coperture del gruppo. Niente di tutto questo però, visto che l'incontro con i pm è durato pochi minuti: il tempo di dichiarare la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. "E' vergognoso che uno vada in tv per lanciare messaggi biascicati senza alcuna sostanza o prova possibile e quando vanno i magistrati a sentirlo non dica nulla. Questo conferma la totale inattendibilità del criminale", ha commentato Alberto Capolungo, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "E' ancora più grave che due assassini che hanno partecipato a tutti gli eventi diano versioni così contrastanti. Questo dimostra - ha aggiunto - che non possiamo assolutamente fidarci delle loro parole, illazioni o dei loro silenzi". Mentre il 'corto' e il 'lungo' si sono presi la scena, tra rivelazioni tutte da verificare, attacchi reciproci e messaggi lanciati via etere, proseguono le indagini della Procura di Bologna che sentirà anche tutti gli altri componenti della Banda ed è in attesa delle analisi del Ris su alcuni importanti reperti e identikit dell'epoca che potrebbero dare una svolta alle nuove indagini. I familiari delle vittime, che proprio oggi si sono riuniti nell'assemblea annuale dell'associazione, rilanciano, chiedendo di dare impulso a "nuove e più incisive attività investigative" e di investire "maggiori risorse umane, economiche e tecnologiche" per gli accertamenti.