4 NOVEMBRE 2025

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4 NOVEMBRE 2025 - 11:00


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BOLOGNA: A San Benedetto Val di Sambro tornano a funzionare le condotte sotterranee del 1994 | FOTO

Un intervento efficace, che ha superato la prova delle piogge di questi ultimi giorni. A San Benedetto Val di Sambro, sull’Appennino bolognese, in località Ca’ di Sotto, dove da ottobre 2024 si è riattivata una delle frane più grandi dell’Emilia-Romagna, le condotte sotterranee storiche – posizionate nel 1994 per portare l’acqua in eccesso a valle e gravemente compromesse l’anno scorso – hanno ripreso a funzionare dopo l’intervento svolto dalla Regione, garantendo così lo scarico e riducendo il rischio di innalzamento dei livelli dell’invaso. Il Settore Sicurezza territoriale e Protezione civile - Distretto Reno sta completando, infatti, i lavori per la messa in sicurezza del Sambro: con la ripresa lo scorso autunno, dopo circa 30 anni di quiescenza, del movimento franoso, che ha interrotto il corso naturale del torrente e creato un invaso a monte, sono in fase di ultimazione le opere per ripristinare la continuità idraulica del corso d’acqua. “La prova dell’efficacia dell’intervento realizzato è arrivata in occasione delle recenti piogge che hanno interessato la parte montana dei bacini di Reno, Setta e Sambro- ha commentato la sottosegretaria con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini-. Questo risultato è particolarmente significativo perché il recupero delle ‘antiche’ condotte, posizionate trent’anni fa e gravemente compromesse lo scorso autunno, non era affatto scontato. Le piogge- ha concluso Rontini- hanno di fatto ‘collaudato’ il sistema, confermando la bontà delle scelte progettuali”.

Gli interventi

Tra i lavori più rilevanti, il recupero delle condotte sotterranee storiche, danneggiate e sepolte dalla frana, rappresenta un obiettivo strategico raggiunto. Sono state necessarie indagini che hanno sfruttato la conducibilità elettrica dei condotti per individuare le tubazioni, sepolte sotto metri e metri di terreno di frana, scavi mirati e la posa di nuove sezioni per ristabilire il collegamento funzionale. Questo ripristino si inserisce in un piano più ampio, avviato tempestivamente nella fase di emergenza attraverso l’utilizzo di motopompe ed elettropompe per garantire temporaneamente il deflusso dell’acqua. Deflusso oggi assicurato dal sistema delle condotte, che sfrutta il principio dei vasi comunicanti e consente lo smaltimento senza costi energetici, con portate superiori rispetto alle pompe. Nel piano rientra la realizzazione dello sfioratore di superficie, operativo in caso di portate eccezionali: lo smaltimento sarà assicurato anche da questo canale a cielo aperto che convoglierà l’acqua non transitabile nelle condotte, già funzionante ma in fase di completamento e consolidamento. A oggi, la sola Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile ha investito oltre 1,4 milioni di euro per mitigare gli effetti del movimento franoso e mettere in sicurezza l’area. A ciò si aggiungono i lavori del Comune di San Benedetto Val di Sambro per 480mila euro (finanziati con risorse erogate sulla base di ex articoli 10 sempre da parte dell’Agenzia) e ulteriori 590mila euro con i Piani di Protezione civile avviati a ottobre. Tutte le opere sono state condotte in stretta sinergia con quelle regionali, nell’ambito di un programma complessivo di 3,14 milioni di euro dedicato alla sicurezza idraulica e alla stabilizzazione del versante. Le attività proseguono con indagini e studi approfonditi sul fenomeno franoso e con il completamento della regimazione delle acque del corpo di frana per limitare l’infiltrazione delle precipitazioni negli strati sottostanti.




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ROMA: Valditara, "scrivere l'Italia agli italiani è condivisibile"

"L'affermazione 'l'Italia agli italiani' non solo non ha nulla di censurabile, ma è senz'altro condivisibile, poiché comprende tutti i cittadini del nostro Paese. È una frase più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono il Governo". Lo ha dichiarato il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara durante il question time alla Camera, rispondendo a un'interrogazione di Rossano Sasso (Futuro Nazionale). Il ministro ha aggiunto: "Dopo le decisioni assunte dal Consiglio di classe del Liceo Monti di Cesena sulla condotta dei due studenti che hanno esposto uno striscione con la scritta 'l'Italia agli italiani', ho avviato una verifica, in corso, con l'Ufficio Scolastico dell'Emilia-Romagna". Valditara ha premesso di non avere alcun potere sul processo valutativo del singolo Consiglio di classe, ma ha precisato che l'accertamento mira a chiarire se l'assegnazione di un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio "Gli africani siamo noi" sia stata in qualche modo condizionata dalla vicenda dello striscione, oppure motivata unicamente dalla violazione delle regole di condotta scolastica, come previsto dalle norme recentemente introdotte. Qualora dall'ispezione emergesse un collegamento tra il contenuto dell'elaborato critico e l'espressione dello striscione — anziché con la violazione disciplinare — si tratterebbe, secondo il ministro, di "un episodio grave, in contrasto con la deontologia professionale dei docenti". Valditara ha inoltre ricordato che la sua riforma del comportamento prevede provvedimenti disciplinari con finalità educativa, volti al rafforzamento del senso di responsabilità e al ripristino di rapporti corretti nella comunità scolastica: "In nessun caso può essere sanzionata la libera espressione delle opinioni che non siano in contrasto con le libertà altrui. Lo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti stabilisce che non si può sanzionare uno studente per il suo pensiero politico". Il ministro ha citato anche una circolare che invita a stimolare spirito critico, pluralismo e dibattito, contrastando ogni forma di indottrinamento, "partendo dal presupposto che la grande missione della scuola sia educare a essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode o ideologie". La replica del Pd Dura la reazione di Irene Manzi, responsabile scuola del Pd e capogruppo in commissione Istruzione alla Camera: "Un ministro della Repubblica, che rappresenta le istituzioni di tutti e non di una parte politica, ha giustificato la frase 'L'Italia agli italiani' affermando, anche nelle settimane scorse, che essa è patrimonio della destra italiana moderna e che l'hanno usata, fra gli altri, la Lega e Fratelli d'Italia. Come se il fatto che una frase sia nel vocabolario dei partiti di governo la rendesse automaticamente accettabile. Non è così: quella frase appartiene al lessico del peggior suprematismo, e nessuna appartenenza partitica la rende meno grave. Anzi, che venga sdoganata da un ministro la rende ancora più pericolosa". Manzi ha aggiunto: "C'è qualcosa di ancora più preoccupante: mandare ispettori negli istituti a contestare l'elaborato critico assegnato agli studenti di Cesena, in virtù di una legge che lui stesso ha voluto e scritto, banalizza costantemente il compito della funzione educativa e didattica che quotidianamente si compie nelle classi. Anzi, lo mette sotto accusa. Questo governo ha trasformato le istituzioni scolastiche in un terreno di controllo e perenne scontro politico, contrastando sistematicamente l'autonomia degli insegnanti e condizionando ogni voce libera con la minaccia della sanzione disciplinare".