RIMINI: Turismo, l'assenza dei russi costa 70 milioni di euro
Il tracollo del turismo russo a seguito della guerra in Ucraina ha comportato per Rimini un buco nel Pil di 70 milioni di euro. I dati di inizio anno dimostrano però che i flussi internazionali sono stati rapidamente coperti da altre Paesi.
Era il primo mercato estero di riferimento per il turismo riminese. La prima batosta arrivò nel 2015 con le sanzioni alla Russia a seguito dell’occupazione della Crimea. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il turismo russo si è praticamente azzerato comportando un ammanco al Pil della riviera stimato in 70 milioni di euro. Eppure la Romagna ha saputo reagire sostituendo quei viaggiatori con altri, dalla Germania in primis, ma anche dai nuovi mercati dell’Est Europa.
Prima della pandemia, nel solo primo trimestre del 2019, i flussi da Mosca e dintorni avevano raggiunto il record di 24 mila presenze a Rimini. Quest’anno i pernottamenti si fermano a quota tremila. Il crollo è del 90%.
Secondo l’amministrazione comunale, quanto avvenuto con il turismo russo a seguito del Covid e della guerra in Ucraina equivale a un piccolo 1989. Lo ricordate? Fu l’anno delle mucillagini, di quell’oscura formazione superficiale del mare che portò nell’immediato al tracollo del turismo straniero, specie quello di lingua germanica, e alla reinvenzione del modello turistico con fiere e congressi.
Oggi, come dopo l’89, il turismo estero riminese sembra aver già trovato il proprio antidoto. Basti pensare che nei primi tre mesi di quest’anno le presenze estere sono cresciute a doppia cifra rispetto all’anno record 2019 segnando un +12%. Da allora sono cresciuti i tedeschi, i francesi e gli spagnoli. E poi austriaci e svizzeri che sono praticamente raddoppiati.
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