20 MARZO 2024

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20 MARZO 2024 - 09:53


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EMILIA-ROMAGNA: Dal Governo due decreti per salvare la pesca dall'invasione del granchio blu | VIDEO

Dal Governo arrivano gli aiuti per il settore della pesca messo in crisi dalla proliferazione del granchio blu. Il ministro all’agricoltura Lollobrigida ha firmato due decreti.

La moratoria sui mutui per 24 mesi, l’accesso a finanziamenti agevolati e l’esonero parziale dal pagamento dei contributi. Sono gli aiuti previsti dal governo per il reparto pesca in Veneto e in Emilia-Romagna, dove la proliferazione del granchio blu sta mettendo in ginocchio l’allevamento delle vongole. Dall’estate scorsa fino ai mesi autunnali le perdite subite sono state di 100 milioni di euro, secondo lo stime di Fedagripesca, con un calo della produzione del 70%. Oltre 3200 le persone coinvolte nella zona del Delta del Po, vero epicentro della produzione europea di vongole, che ora vedono seriamente compromesso il proprio futuro.

E’ il motivo per cui il ministro Lollobrigida ha firmato i due decreti che estendono il fondo di solidarietà istituito nel 2004, dal settore agricolo a quello della pesca. “Una boccata d’ossigeno" commentano le associazioni di categoria, "Ora però bisogna fare presto – spiega Coldiretti – è necessaria una immediata attivazione da parte degli enti preposti per trasformare in pratica quanto indicato nei decreti” Gli aiuti governativi vanno a sommarsi a quelli già previsti dalla Regione Emilia-Romagna che ha messo a disposizione 1 milione di euro di indennizzi per le imprese danneggiate e ha messo a bilancio per il 2024 un contributi di 1,5 euro al kg per la raccolta del granchio blu.

“La situazione per l’ecosistema del Po’ rimane comunque molto critica – avverte Coldiretti – Se gli aiuti non arrivano in tempi rapidissimi le nostre imprese finiranno ugualmente per chiudere”




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FORLÌ: Foibe ed esodo raccontati da Fausto Biloslvavo | VIDEO

È stato presentato a Forlì con una vera e propria lezione di storia sUl tema delle foibe e dell’esodo giuliano-fiumano-dalmata, il nuovo libro del reporter di guerra Fausto Biloslavo. Si intitola “Le pagine strappate della storia” e ripercorre nel dettaglio i tragici momenti dell’occupazione jugoslava di Trieste e Gorizia e il terrore comunista sul confine orientale di Italia al termine della Seconda Guerra Mondiale.   Oltre 10mila vite spezzate sull’altopiano del Carso; più di 300 mila storie di famiglie forzatamente divise e strappate dalle proprie terre riunite solo dalle masserizie stipate nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste; indotte ad andarsene. Bambini costretti ad assistere al massacro dei padri e alle violenza sulle madri. Uomini e donne prelevati dalle loro case e mai più tornati. Sono solo alcune delle tragiche vicende raccontate ne “Le pagine strappate della storia”, il nuovo libro di Fausto Biloslavo presentato anche a Forlì. Giornalista e reporter di guerra da oltre quarant’anni, figlio di esuli e nipote di nonno infoibato, Biloslavo ripercorre le drammatiche fasi dell’esodo giuliano-dalmata e la tremenda esperienza delle foibe. Pagine di storia italiana cancellate dalla stessa matrice: l’ideologia comunista del maresciallo Tito e del connivente Partito Comunista iitaliano. Tito che, ad armistizio firmato, il 3 maggio 1945 invade Trieste e Gorizia infoibando decine di migliaia di italiani ritenuti nemici della “Jugoslavia”. Una pulizia etnica, politica e ideologia che, alla ritirata del IX Korpus titino, portò nella sola foiba di Basovizza, divenuto monumento nazionale nel 1992 e sede della cerimonia del “Giorno del Ricordo” ogni 10 febbraio dal 2004 quando venne introdotta con legge dello Stato votata a maggioranza da tutto il Parlamento (furono solo 12 i voti contrari: quelli di deputati e senatori del PCI ndr.), all’estrazione di 450 metri cubi di corpi esanimi. Fino al cimitero a cielo aperto della Slovenia, dove l’ultima foiba scoperta delle 700 cavità scoperte tra grotte, fosse comuni e appunto foibe, a Kočevski Rog, vede la riesumazione di 3.540 cadaveri. Nel mezzo la sofferenza degli eredi di esuli e infoibati. Alimentata da un oblio pilotato da coloro che credevano “fratelli”. Italiani. Come loro.