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24 OTTOBRE 2024 - 11:08


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CESENA: Novello, prosegue lo stallo, cantiere ancora fermo | VIDEO

Prosegue lo stallo per il cantiere del quartiere novello di Cesena, che dovrebbe accogliere più di 100 alloggi in affitto a canone calmierato ma i cui lavori viaggiano sempre più a rilento.

Era stato annunciato nel 2019 come soluzione alla carenza di affitti in città. I lavori sarebbero dovuti terminare nel 2022 e invece, ormai tre anni dopo, la situazione è ancora in alto mare. Procedono sempre più a rilento i lavori per il quartiere novello di Cesena, il grande complesso edilizio che dovrebbe contribuire a risolvere, almeno in parte, l’emergenza abitativa che interessa il comune. 44 milioni il costo del progetto, finanziato in gran parte da cassa depositi e prestiti, che prevede più di 100 alloggi in affitto a prezzi calmierati. 450 euro al mese per un appartamento di 100 mq, una vera manna da cielo per chi da anni cerca a Cesena un alloggio a prezzi contenuti.

Peccato che i lavori procedano più che mai a rilento. Il motivo? L’aumento dei costi dell’edilizia e la necessità di una revisione progettuale che ha reso imprescindibile una revisione del contratto d’appalto stipulato tra il fondo d’investimento Fabrica Sgr e la ditta appaltatrice Petas S.r.l. Lo stallo della trattativa, che prosegue da alcune settimane tra le due parti, per la revisione dell’appalto e dei corrispettivi, ha spinto il Comune a intervenire chiedendo con forza tanto a Petas che a Fabrica di raggiungere un’intesa affinché si prosegua velocemente con le lavorazioni.

Certo è che non è la prima volta che il progetto subisce rallentamenti di questo tipo: già nel 2020 Fabrica aveva revocato l’incarico alla ditta costruttrice, affidandolo a Petas. Un copione che ora rischia di ripetersi. “Con tempi di reazione così lenti non basteranno altri 10 anni a completare i Novello” è il commento delle opposizioni che definiscono il progetto “Una presa in giro per i cittadini, che aspettano risposte a una crisi abitativa insostenibile”




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ROMA: Valditara, "scrivere l'Italia agli italiani è condivisibile"

"L'affermazione 'l'Italia agli italiani' non solo non ha nulla di censurabile, ma è senz'altro condivisibile, poiché comprende tutti i cittadini del nostro Paese. È una frase più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono il Governo". Lo ha dichiarato il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara durante il question time alla Camera, rispondendo a un'interrogazione di Rossano Sasso (Futuro Nazionale). Il ministro ha aggiunto: "Dopo le decisioni assunte dal Consiglio di classe del Liceo Monti di Cesena sulla condotta dei due studenti che hanno esposto uno striscione con la scritta 'l'Italia agli italiani', ho avviato una verifica, in corso, con l'Ufficio Scolastico dell'Emilia-Romagna". Valditara ha premesso di non avere alcun potere sul processo valutativo del singolo Consiglio di classe, ma ha precisato che l'accertamento mira a chiarire se l'assegnazione di un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio "Gli africani siamo noi" sia stata in qualche modo condizionata dalla vicenda dello striscione, oppure motivata unicamente dalla violazione delle regole di condotta scolastica, come previsto dalle norme recentemente introdotte. Qualora dall'ispezione emergesse un collegamento tra il contenuto dell'elaborato critico e l'espressione dello striscione — anziché con la violazione disciplinare — si tratterebbe, secondo il ministro, di "un episodio grave, in contrasto con la deontologia professionale dei docenti". Valditara ha inoltre ricordato che la sua riforma del comportamento prevede provvedimenti disciplinari con finalità educativa, volti al rafforzamento del senso di responsabilità e al ripristino di rapporti corretti nella comunità scolastica: "In nessun caso può essere sanzionata la libera espressione delle opinioni che non siano in contrasto con le libertà altrui. Lo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti stabilisce che non si può sanzionare uno studente per il suo pensiero politico". Il ministro ha citato anche una circolare che invita a stimolare spirito critico, pluralismo e dibattito, contrastando ogni forma di indottrinamento, "partendo dal presupposto che la grande missione della scuola sia educare a essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode o ideologie". La replica del Pd Dura la reazione di Irene Manzi, responsabile scuola del Pd e capogruppo in commissione Istruzione alla Camera: "Un ministro della Repubblica, che rappresenta le istituzioni di tutti e non di una parte politica, ha giustificato la frase 'L'Italia agli italiani' affermando, anche nelle settimane scorse, che essa è patrimonio della destra italiana moderna e che l'hanno usata, fra gli altri, la Lega e Fratelli d'Italia. Come se il fatto che una frase sia nel vocabolario dei partiti di governo la rendesse automaticamente accettabile. Non è così: quella frase appartiene al lessico del peggior suprematismo, e nessuna appartenenza partitica la rende meno grave. Anzi, che venga sdoganata da un ministro la rende ancora più pericolosa". Manzi ha aggiunto: "C'è qualcosa di ancora più preoccupante: mandare ispettori negli istituti a contestare l'elaborato critico assegnato agli studenti di Cesena, in virtù di una legge che lui stesso ha voluto e scritto, banalizza costantemente il compito della funzione educativa e didattica che quotidianamente si compie nelle classi. Anzi, lo mette sotto accusa. Questo governo ha trasformato le istituzioni scolastiche in un terreno di controllo e perenne scontro politico, contrastando sistematicamente l'autonomia degli insegnanti e condizionando ogni voce libera con la minaccia della sanzione disciplinare".