29 OTTOBRE 2017

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29 OTTOBRE 2017 - 09:22


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EMILIA-ROMAGNA: Via libera alla terza corsia in A13 | VIDEO

A13 tra ampliamento della corsia e aumento dello smog fino al 20%. Tra il comune di Bologna e società Autostrade, in attesa dell'avvio dei lavori per il Passante di mezzo, si apre un nuovo filone infrastrutturale legato alla realizzazione della terza corsia dell'A13 fino a Ferrara che prevede tra le altre cose anche la costruzione di un nuovo svincolo a Castel Maggiore. A preoccupare maggiormente l'amministrazione comunale, che nei giorni scorsi ha dato l'ok alla valutazione positiva al progetto fatta dagli uffici tecnici di Palazzo D'Accursio, sono le ricadute ambientali dello stesso tracciato, in particolare per quanto riguarda lo smog e l'inquinamento acustico. Tant'è che ad Autostrade viene chiesto di inserire già nel progetto definitivo decisi interventi di mitigazione e di monitoraggio. Quelli indicati finora, del resto, vengono considerati insufficienti. Dagli scenari del progetto emerge “un costante incremento degli inquinanti legati al traffico veicolare, che contribuirà ad aumentare ulteriormente il peso del traffico veicolare all'interno del bilancio emissivo urbano”. Secondo il Comune di Bologna a fronte del previsto aumento dello smog, però, nel progetto di Autostrade “non vengono fornite descrizioni adeguate sulle misure di compensazione e mitigazione da adottare per ridurre l'inquinamento sia ambientale che acustico”.

 




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

FORLÌ: Crisi Electrolux, i sindacati, "Siamo tornati al punto di partenza"

"L'incontro di questa mattina al Comune di Forlì, convocato dalla Regione Emilia-Romagna alla presenza dell'assessore Giovanni Paglia e del sindaco Gian Luca Zattini, ha confermato l'attenzione e la compattezza delle istituzioni e del territorio sulla vertenza Electrolux e una valutazione unanime: dopo mesi di confronto rischiamo, nei fatti, di essere tornati al punto di partenza". Lo affermano in un comunicato congiunto Cgil, Cisl, Uil forlivesi e la Rsu dell'azienda. "Dopo gli incontri del 3 e 4 settembre al Mimit, Electrolux non ha prodotto il cambio radicale del piano che si era impegnata a fare. Il piano resta inaccettabile e, su alcuni versanti, è ancora più preoccupante. I numeri complessivi - proseguono i sindacati - parlano chiaro: 1.450 esuberi in Italia, ai quali si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati e 91 già cessati senza rinnovo. Nel frattempo, l'organico a tempo indeterminato è già sceso da 4.279 a 4.200 dipendenti tra aprile e agosto. A Forlì sono previsti 297 esuberi: 214 nella produzione e 83 nello staff. Gli operai produttivi passerebbero da 584 a 370 nel 2028 e i volumi complessivi da circa 1,58 milioni a 1,187 milioni di pezzi, con i piani cottura più che dimezzati, da 452 mila a 207 mila. Con questi numeri non è in discussione soltanto l'occupazione: Forlì rischia di non reggere più i propri costi fissi e di essere accompagnata, nei fatti, verso la chiusura. In aggiunta a questo, resta anche il nodo della ricerca e sviluppo, settore strategico per il paese, e anche lo stabilimento forlivese". I firmatari della nota si rivolgono al governo, a cui "chiediamo di accelerare le risposte sul costo dell'energia, sul riconoscimento dell'elettrodomestico come settore strategico e sulla revisione del CBAM nel rapporto con l'Unione Europea. Ma a ogni sostegno pubblico devono corrispondere impegni precisi della multinazionale: produzioni, investimenti, ricerca e occupazione in Italia. È inoltre inaccettabile - conclude la nota - che proprio mentre presenta un piano con 1.450 esuberi e senza investimenti sufficienti a garantire una prospettiva agli stabilimenti, Electrolux chieda contemporaneamente di aumentare i ritmi di lavoro; un atteggiamento che riteniamo grave e quantomeno irrispettoso"