ADRIATICO: Allarme di Greenpeace per le cozze da piattaforma- VIDEO
Uno degli ingredienti tipici della nostra riviera Romagnola, soprattutto nel periodo estivo, la cozza, potrebbe essere a rischio. A dare l'allarme è l'associazione ambientalista Greenpeace. Le cozze raccolte intorno alle piattaforme offshore dell'Eni in Adriatico contengono, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge, metalli pesanti come per esempio mercurio, cadmio, piombo e arsenico, benzene e altri idrocarburi. Tutti estremamente dannosi alla salute. Greenpeace pubblica, infatti, i dati - prodotti dall'Ispra su committenza di Eni - relativi alla contaminazione ambientale dei campioni di cozze raccolti su 19 piattaforme offshore operanti lungo le coste romagnole. L'organizzazione chiede all'Arpa Emilia Romagna quali garanzie esistano sull'assenza di contaminazione nelle cozze 'da piattaforma' immesse in commercio. I dati mostrano una contaminazione per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme. "In base a quanto si deduce dal sito di Eni, da più di vent'anni le cozze presenti sulle piattaforme vengono regolarmente raccolte da alcune cooperative romagnole di pescatori e successivamente commercializzate", evidenzia Greenpeace. "Queste cozze coprirebbero il 5% della produzione annuale della Regione. Solo nel 2014 sarebbero stati immessi sul mercato italiano 7mila quintali di cozze 'da piattaforma'". "Molte delle sostanze rinvenute dall'Ispra nelle cozze raccolte presso le piattaforme di Eni sono note per essere cancerogene". Diventa quindi urgente secondo Greenpeace, avere conferma che le cozze che finiscono nei piatti degli italiani non siano gravemente contaminate".
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ROMAGNA: Lavoro, 57 infortuni al giorno,CISL, “serve un cambio di passo vero"
Oltre 10.400 infortuni sul lavoro e più di 1.800 malattie professionali sono stati denunciati in Romagna nei primi sei mesi del 2026. In media, ogni giorno, si contano 57 incidenti e dieci nuove patologie legate all’attività lavorativa. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio CISL Romagna, elaborati su fonte INAIL. Il quadro più preoccupante riguarda Ravenna, dove gli infortuni mortali sono raddoppiati, passando da tre a sei. Crescono anche le malattie professionali, con una forte impennata nel mese di giugno. A Forlì-Cesena le vittime sul lavoro sono diminuite da undici a una, ma sono aumentati sia gli infortuni sia le patologie professionali. A Rimini, invece, si registrano gli incrementi percentuali più elevati della Romagna e una vittima, dopo un primo semestre 2025 senza incidenti mortali. La CISL Romagna chiede di rafforzare il confronto territoriale sulla sicurezza, coinvolgendo Regione, AUSL, INAIL, associazioni datoriali e parti sociali. «I numeri di questo semestre ci dicono che la sicurezza sul lavoro non può più essere trattata come un capitolo secondario delle politiche industriali del nostro territorio – afferma il segretario generale Francesco Marinelli –. Non possiamo accontentarci di commentare i dati ogni sei mesi: serve un cambio di passo vero». Il sindacato sollecita più risorse per i controlli, maggiori ispezioni nei settori a rischio e investimenti nella prevenzione e nella formazione. «La sicurezza non è un costo da comprimere, ma il primo investimento per la tutela della salute dei lavoratori. Ogni lavoratore che esce di casa la mattina ha il diritto di farvi ritorno la sera».