7 DICEMBRE 2015

16:35

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7 DICEMBRE 2015 - 16:35


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ROMAGNA: In ospedale liste d'attesa sempre più lunghe- VIDEO

Liste d'attesa delle prestazioni mediche più lunghe. Sono queste le conseguenze di una legge entrata in vigore lo scorso 25 novembre e che prevede come minimo 11 ore consecutive di riposo giornaliero , massimo 48 ore di lavoro settimanale ( compreso straordinari) , 24 ore di riposo settimanale e almeno 4 settimane di riposo annuale per i medici. Una legge che allinea l'Italia con gli altri paesi della Ue ma che mette a rischio il funzionamento delle nostre strutture sanitarie.  «La norma è sacrosanta – chiarisce il sindacato Fesmed – , perché è interesse di tutti che i medici operino quando non sono stanchi. Però bisogna aumentare gli organici». Ed è questo il nocciolo del problema.  Fino ad oggi i medici avevano sforato gli orari, fra straordinari e prestazioni, su base volontaria. Alcuni professionisti, infatti, arrivavano a fare 600-700 ore di straordinario all'anno per poter andare incontro alle esigenze dei pazienti. Ma ora le regole sono obbligatorie e chi non le rispetterà rischia una multa a carico dell'Ausl  che va da 100 a 10mila euro per ogni singola infrazione.  La conseguenza di questa nuova legge sarà quindi quella di allungare le liste d'attesa. Una conseguenza ancora non del tutto visibile nei nostro ospedali ma che potrebbe farsi sentire nei prossimi mesi. Marcello Tonini, direttore generale di Ausl Romagna, ha inviato una serie di circolari ai direttori di struttura, per assicurarsi il rispetto degli orari e chiedere che vengano segnalati  i problemi di organico. I problemi si fanno sentire soprattutto per i chirurghi che fanno fatica a prevedere le ore di lavoro.  Dopo le ore di chirurgia prefissate, infatti, potrebbero arrivare altri pazienti al pronto soccorso  e questo richiederebbe un ritorno in sala operatoria  prima che passino le 11 ore di riposo.  Ora la legge impone lo stacco il che equivale a  meno personale.  per questo motivo, avvisa Fesmed ci sarà uno sciopero il prossimo 16 dicembre, un’agitazione indetta da tutte le principali sigle sindacali.  




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ITALIA: Legge di Bilancio, taglio alle TV e radio locali, a rischio pluralismo e occupazione

Le Associazioni Confindustria Radio Televisioni – TV Locali, AERANTI-CORALLO e ALPI esprimono fortissima  preoccupazione e netta contrarietà per l’emendamento governativo alla Legge di Bilancio depositato nella  notte, che taglia di 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028 le risorse destinate all’emittenza  radiofonica e televisiva locale. La relazione tecnica chiarisce che l’incremento complessivo del Fondo per il pluralismo è ottenuto a vantaggio  esclusivo del comparto della carta stampata, mentre le emittenti locali subiscono un taglio strutturale, in un  momento già segnato da forti difficoltà economiche e da una concorrenza impari con grandi operatori nazionali  e piattaforme globali. Ancora più grave è la previsione che consente al Presidente del Consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del  Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore radiotelevisivo locale. Una scelta che introduce instabilità, incertezza e marginalizzazione istituzionale del comparto. “In qualità di membro del consiglio nazionale di Aeranti e di direttore della emittente, devo lanciare un grido di allarme perché  siamo di fronte a una decisione che mette seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese, migliaia di posti di lavoro e il pluralismo dell’informazione nei territori. È un atto in totale contraddizione con quanto affermato dal Ministro Adolfo Urso il 29 luglio 2025, quando aveva garantito la continuità delle risorse per le emittenti locali anche nella prossima Legge di Bilancio”, dichiara il direttore di Teleromagna, Gianluca Padovani Le Associazioni chiedono l’immediata modifica dell’emendamento, il ripristino delle risorse tagliate e il rispetto  del ruolo del MIMIT, evidenziando che, in assenza di correttivi urgenti entro la scadenza fissata per oggi alle ore  18, le conseguenze per il sistema dell’informazione locale saranno irreversibili